Altrove – Teatro della Maddalena -“Stasera sono in vena”

Riceviamo e pubblichiamo:

In Stasera sono in vena cʼè il racconto di unʼadolescenza pugliese nel pieno degli anni ʼ80, età amara e ridicola, durante anni amari e ridicoli. Gli stessi anni in cui si è formata la Sacra Corona Unita, organizzazione leader del mercato della droga, capace di investire su nuovi e ampi settori della società civile, intuendo che il disagio umano è una delle cose che rende di più, che allora come oggi genera introiti maggiori del PIL italiano, e un numero di morti pari a quelli di una guerra. Un lungo piano-sequenza che fotografa una terra che decide di cambiare direzione e di appropriarsi del proprio male.

Io sono qui! Sono vivo!
Dopo aver passato una stagione all’inferno, dopo aver attraversato la bruttura che cambia le linee del volto, le rende dure e sinonimo di dolore. Il dolore che si nasconde in ogni piega del corpo, il dolore che detta le azioni da compiere proprio per sottrarsi a quel dolore. Un dolore fisico prima di tutto, un dolore che conforta e ci distrae da un dolore ancora più grande, quello della nostra anima, quello del nostro spirito che non trova collocazione nella società. Quello del nostro sentirsi sempre inadeguati, fuori luogo. Ed é qui che prima di tutto fa breccia l’idea di una “Panacea per tutti i mali”, una medicina che ci tolga dall’imbarazzo di vivere, è qui che fa il suo ingresso trionfale ed incontrastato “la droga”.
Chiaro, ognuno poi ha la sua preferita, la sua prediletta… Ma tutte un unico comun denominatore: toglierci a noi stessi sottolineando la necessità di appartenerci.
Stasera sono in vena è uno spettacolo ironico e amaro al tempo stesso, in cui racconto parte della mia adolescenza in Puglia, negli anni Ottanta: sono gli anni in cui si è formata la Sacra Corona Unita, organizzazione che ha allargato i suoi settori di investimento scoprendo che il disagio umano è una delle cose che in assoluto rendono di più sul mercato.
Un racconto semplice sul piano-sequenza di una terra che decide di cambiare direzione, di appropriarsi del proprio male. Si sorride delle vicende del protagonista dall’inizio alla fine, tranne che in alcune fratture che interrompono la narrazione, ci ricordano che quello di cui stiamo parlando è vero, è già successo, e buttano una luce sinistra sulla situazione di oggi: il mercato delle droghe performative, come la cocaina, genera introiti che superano il Pil di alcune nazioni come la Spagna o la stessa Italia.

Testo vincitore del premio Cassino Off con la seguente motivazione:
“Per aver affrontato con leggerezza, coraggio, responsabilità e ironia il problema della droga, che parte dai ricordi dell’adolescenza pugliese per arrivare alla Sacra Corona Unita, attraverso un racconto narrato da un solo attore ma cantato da più voci. Un “concerto” blues in cui la storia personale viene messa al servizio di un tema difficile cui serve la luce di un attore, oggi, che se ne carichi il peso ma lo vada a misurare con l’astuzia delle immagini, con il colore della musica”.

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