Spezia, una colonia croata per conquistare la A

di Paolo De Angelis –
Nenad Bjelica allenatore SpeziaIl colonialismo sportivo: utopia? A La Spezia tutt’altro, forse. Perché Nenad Bjelica, croato di nascita, personalità prorompente e mai fuori dalle righe, ha cambiato lo Spezia. A cominciare dagli uomini. Dai tanti giocatori di nazionalità croata che hanno portato qualità e ambizione. Brezovec, Milos, Datkovic, Situm. Questi i principali nomi della rinascita spezzina. Ma attribuire un merito prettamente croato sarebbe irrispettoso. Quasi sgarbato nei confronti di un collettivo diverso, cresciuto. Cresciuto nelle mura amiche, dove ha piazzato le basi, un fortino. Un fortino che solo Carpi, Avellino e Ternana sono riusciti ad espugnare in 37 partite. Numeri rincuoranti per un organico ambizioso.

Bjelica parla chiaro: “Stiamo bene psico-fisicamente“. E dopo l’exploit con il Trapani, come dargli torto. Nonostante le assenze di Giannetti e De Las Cuevas, la fase offensiva funziona. Quinto miglior attacco della categoria assieme al Trapani. Già, proprio il Trapani annientato nell’ultimo turno al Picco. Il 4-2-3-1 degli Aquilotti porta una ventata d’aria fresca e una vittoria che mancava dal 21 Marzo, in quel di Latina. Decisivo fu il gol di Catellani, manco a dirlo. Quel Dieci che allo Spezia mancava. E che proverà a incidere per agguantare quel sogno chiamato “A”. Un sogno che provoca brividi forti nella pelle di ogni tifoso spezzino. Un sogno che si può raggiungere. Non solo con Catellani. L’esperienza di Nené, la solidità difensiva offerta da Chichizola, Bianchetti e Piccolo, la spregiudicatezza messa in ogni partita. Senza paura, insomma. Perché la paura attanaglia, non ti dà una seconda occasione. E lo Spezia, di seconde occasioni, non ne vuol sentir parlare. Cinque giornate alla fine.

Domani sera al Tombolato di Cittadella una delle cinque “finali” per arrivare a quelle vere e proprie. I playoff. Lo Spezia sogna, la colonia croata anche. Pronta a trasferirsi in palcoscenici da urlo.

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