Derby di alta tensione, la Samp non può perderlo
piedi di Andrea Semplici ballonzolano mentre le mani si stringono forte al cornicione nel tentativo di non precipitare. Se la Samp è infilata nel buco nero ma con il capo che può riemergere, l’entrenador toscano è appeso ad un filo sottile ed un alito di vento potrebbe spingerlo nel vuoto.
Fuor di metafora, il tecnico ha ottenuto una fiducia a tempo solo per una chiusura dei rubinetti decisa dai finanziatori di Singpore, ma una seconda sconfitta consecutiva segnerebbe inesorabilmente il suo fine corsa.
Il calendario assegna un derby che, se fosse stato programmato un mese e mezzo fa, non avrebbe avuto storia. Lo Spezia attuale non è che la copia sbiadita dello squadrone che aveva concimato la pianticella della promozione diretta. Il suo curriculum recente è identico a quello dei blucerchiati, e si tratta della sola notazione in grado di restituire un sorrisetto di speranza sul viso dei sostenitori doriani, mai così depressi nella storia.
Certo, gli aquilotti restano i favoriti, per più di un motivo. Si parte dall’abissale differenza di classifica per proseguire al raffronto dei valori complessivi e anche del fattore campo, che in certe circostanze può pesare più del solito. Nel catino del Picco si respirerà un’atmosfera incandescente, alimentata dalla recente rivalità tra le due fazioni, per decenni legate da una certa simpatia nel segno dell’antigenoanità. Ora gli animi sono accesi, e i risultati incolori ottenuti nelle ultime settimane non depongono a favore di una pacifica giornata di sport. E se le casse blucerchiate piangono, il quadro societario dello Spezia, col patron Francis che ha improvvisamente smesso di foraggiare il St. Polten, l’altro club calcistico di proprietà, non appare così rosea.
Lo Spezia si presenta con gli uomini contati o quasi. In peatica mister D’Angelo può sfruttare una certa abbondanza solo in prima linea e si porterà appresso sino alla fine l’icncognita della presenza di Salvatore Esposito, il primogenito dei tre fratelli calciatori: senza la sua sagacia tattica, i compagni hanno perso la tramontana. Sicura invece l’assenza dello squalificato Cassata e dell’infotunato Reca, che tuttavia si possono sostituire senza fare drammi. I.. superstiti sono di indubbio valore e là davanti l’altro Esposito, Fancesco Pio, ha una voglia tremenda di spezzare il personale tabù sampdoriano.
Dal canto suo Semplici, che proprio alla guida dei bianchi conobbe due anni fa l’onta della retrocessione (e per questo motivo sarà sepolto di fischi), recupera il bomber Niang e qualche altro convalescente, ma deve affrontare un trauma psicologico gravissimo: come scuotere un gruppo fiaccato dalla sfiducia, paralizzato da una crescente paura e atleticamente lontano dal “top”? Se non altro, la Samp ha espresso quqsi sempre il meglio di sé nelle gare più complicate: in inferiorità numerica o di fronte agli squadroni.
Il mister non si sbottona riguardo a modulo e formazione ed è ben conscio che la disposizione con due punte lo affrancherebbe da critiche e ne salverebbe l’immagine in caso di rovescio, ma difficilmente, di fronte ad una compagine strutturata e insidiosa, vincerà la tentazione di affidarsi al consueto 3-4-2-1, che in teoria dovrebbe irrobustirlo in fase difensiva. Dunque, spazio a Niang unico sfondatore, supportato da Sibilli e Oudin (con Akinsanmiro comunque pronto a sostituire l’e leccese), mentre in mediana salgono le quotazioni di Meulensteen, che punta ad insidiare Yepes, con Ricci da tempo diventato inamovibile. A sinistra ballottaggio fra Beruatto e Veroli, mentre in difesa (con Altare fisso in mezzo) sono in tre a contenersi due maglie e uno di loro, Bereszynski, capitano di mille battaglie, potrebbe finire sull’out destro al posto di Depaoli, elemento potenzialmente decisivo, ma anche in senso deteriore.
Impiego di Coda a parte, le scelte di uomini non sono oggetto di vive discussioni. E’ l’aspetto caratteriale ad allarmare sopratutto nell’ipotesi che occorra risalire uno svantaggio. Riusciranno Ricci e compagni ad innestare un’altra marcia? Il popolo amico non si arrende ma è tutto meno che tranquillo in proposito. La vittoria esterna si lascia attendere da cinque mesi e mezzo e il terreno spezzino non è mai stato violato. Così la spinta arriva dall’incontrollabile legge dei grandi numeri, davvero l’estremo appiglio. Un successo, come no, appare l’unica medicina efficace, ma non siamo ancora al redde rationem: anche il punto singolo sarebbe ossigeno puro.
PIERLUIGI GAMBINO