Gennaio 24, 2026

Il mal di trasferta è duro da sconfiggere

Sampdoria in C, Salernitana e Frosinone ai playout di Serie B

E’ cambiato l’anno solare, ma non la Samp formato trasferta. Il mondo blucerchiato si attendeva dal viaggio in Irpinia la fine di un tabù lungo quasi 15 mesi ed invece il rientro in campo dopo la sosta invernale si è rivelato un clamoroso “flop”.

L’esordio di Brunori già dal primo minuto, quello di Salvatore Esposito in avvio di ripresa e quello di Begic nel finale avrebbero dovuto sollevare la squadra dall’anonimato, accendendo nuove ambizioni. Invece la prestazione al Partenio è stata piuttosto incolore, in specie nel primo tempo. Per mezz’ora, i biancoverdi si sono adeguati al ritmo lento e al non gioco, contribuendo a proporre uno spettacolo davvero noioso. La classica partita da 0-0, caratterizzata dall’impotenza offensiva di entrambe le formazioni: tanto che i due portieri non hanno mai douto sporcarsi i guanti.

L’Avellino, lievemente più rapido e intraprendente, ha però trovato il vantaggio al 31′ in una trasizione che ha visto la squadra ospite lievemente sbilanciata. Palumbo è stato bravo a crederci e, avanzando indisturbato palla al piede, ha deciso che dai venti metri (o qualcosa di più) si potesse provare il colpaccio: bordata secca a pelo d’erba nell’angolino e, complice un ritardato tuffo di Ghidotti, addio allo 0-0. Nella circostanza, è riemersa la lentezza in campo aperto dei difensori doriani, in particolare di capitan Ferrari (proosso titolare dopo il grave infortunio a Venuti) e del centrale Abildgaar, che anche a Padova era parso in difficoltà.

Neppure nei minuti successivi si è assistito ad una crescita blucerchiata: gli irpini non dispongono di qualità tecniche eccellente ma correvano a velocità doppia, ponendo in serie angustie un centrocampo alquanto macchinoso.

A versare un pizzico di pepe sul match ha provveduto, verso il finale, il biancorosso Fontanarosa, che a gioco fermo, dopo un contrasto con Brunori, lo ha colpito con una violenta botta al volto. A norma di regolamento, un fallo di reazione punibile col cartellino rosso, ma l’ineffabile Ghersini ha estratto solo quello giallo. Con gli animi accesi, nel recupero, bordata secca di Coda da fuori area e volo del dotatissimo portiere Daffarra a respingere.

Gregucci, lasciato solo con Lombardo dagli squalificati Foti e Pozzi, ha subito calato dopo l’intervallo la carta Salvatore Esposito (in cambio dell’ammonito Conti), confidando che un uomo d’ordine potesse invertire l’inerzia della sfida, ma l”Avellino non ha fatto una piega iniziando a difendersi con ordine. Al sesto minuto il raddoppio, propiziato da una prolungata azione di Biaschi, che dalla linea di fondo ha crossato sul secondo palo. Fatale l’incertezza di Ghidotti e di tutti i suoi compagni, sfruttata dal rapace Tutino, ex di turno non certo rimpianto: colpo di testa da mezzo metro e poi nessuna esultanza, per il rispetto verso i vecchi compagni. Solo il secondo lampo biancoverde nell’incontro, ma la fase difensiva doriana ha lasciato nuovamente a desiderare.

Dopo un tentativo dalla distanza di Cherubini, respinto, ecco altre due novità nelle file ospiti: dentro Pafundi e Giordano e fuori lo sfiancato Ferrari (totalmente fuiori condizione) e quel Barak che tutti noi avevamo atteso come l’uomo della Provvidenza. La trama doriana è parsa lievemente più frizzante ma parlare di metamorfosi sarebbe fuori luogo. Giordano ha fallito la mira in ue circostanze e nei pressi di Daffarra è piovuto un solo un pallone pericoloso, sventato a fatica. Al 76′ ecco Ioannou per un anonimo Depaoli e Begic per Brunori, che nel primo tempo era comunque parso il più attivo dei blucerchiati spegnendosi alla distanza.

Per ravvicare la sfida sarebbe occorso un episodio estemporaneo, puntualmente registrato all’80’: dribbling tentato a destra da Cherubini, che proprio sul limite destro dell’area è stato sgambettato dall’ingenuo Sala. Ma l’impatto è avvenuto dentro o fuori? Ci sono voluti cinque minuti al direttore di gara, richiamato al monitor, per confermare la decisione iniziale: rigore, che Coda ha trasformato all’85’ spedendo il cuoio nel sette.

Match riaperto con un mare di minuti a disposizione per completare la rimonta, ma i biancoverdi non hanno mai tremato e, anzi, al 92′ è stato Ghidotti, stavolta maiuscolo, a scongiurare il tris irpino intervenemo alla disperata su Patierno. Due gol di scarto sarebbero stati obiettiamenteun castigo esagerato, ma la sconfitta del Doria ci sta tutta per demerito dei sioi strombazzatissimi giocatori, in angustie di fronte ai carneadi (salvo Tutino, ovvio) di mister Biancolino.

Come punizione, l’inevitabile ritorno nel baratro, pur con risultati non disastrosi dagli altri campi. Di sicuro in mattinata si respirava ben altra atmosfera. Che delusione!

                          PIERLUIGI GAMBINO

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