Settembre 14, 2026

Nicola Gardini: «L’Odissea continua a insegnarci cosa significa essere uomini»

Nicola Gardini

Nicola Gardini è uno scrittore, latinista e pittore italiano. Autore di romanzi, raccolte di poesia, saggi e traduzioni letterarie, è molto attivo anche come articolista e come pittoree . Pordenone, 16 settembre 2021. Photo by Leonardo Cendamo/Getty Images

di Andrea Gaggioli

A quasi tremila anni dalla sua composizione, l’Odissea continua a parlare al nostro tempo, interrogando lettori di ogni generazione sul senso del viaggio, della conoscenza e dell’essere umano. Nel suo ultimo libro Nicola Gardini torna sul capolavoro di Omero con uno sguardo originale, mettendone in luce la sorprendente modernità e la forza inesauribile della parola poetica. Con lui abbiamo parlato di Ulisse, del successo del nuovo film di Christopher Nolan e del motivo per cui questo antico racconto continua a emozionare e a interrogarci ancora oggi.

Nel suo libro lei racconta un’Odissea che non è soltanto il poema del viaggio, ma una grande riflessione sull’uomo e sulla vita. Che cosa l’ha spinta a tornare su un classico così studiato e quale aspetto sente di aver restituito al lettore con uno sguardo nuovo?

Sono tornato all’Odissea con la certezza di poterci trovare altro ancora. Ho fatto un esercizio, diciamo, di “ammirazione”: mi sono rimesso davanti al testo come davanti a un organismo prodigioso di cui occorresse osservare ogni cellula con la massima attenzione. La consuetudine porta alla familiarità e la familiarità all’assuefazione. Rileggere significa rinfrescare le percezioni, e quindi accantonare tante convinzioni che si davano per indiscutibili. Ogni grande testo è ambiguo, cioè pieno di segreti e di messaggi riposti. Qualche segreto mi si è finalmente rivelato: dettagli apparentemente marginali che invece contenevano verità profonde, come l’episodio delle Sirene o il peplo che Elena dona a Telemaco. O la funzione metaforica del vecchio cane. Ecco: ho capito che certe cose non andavano più prese alla lettera, ma funzionavano da metafore. Ogni grande testo, inoltre, ragiona su se stesso e sui modi in cui si costruisce e, costruendosi, crea un pezzo di mondo. Il contributo più interessante della mia rilettura credo che stia proprio nella scoperta di questa dimensione autoriflessiva. Ho così mostrato ai miei lettori che l’Odissea non fa che pronunciare la sua modernità rispetto all’Iliade; che si vanta di aver inventato un nuovo eroe, Ulisse, eroe del discorso, dell’autorappresentazione (quanto parla di sé!), e non più della guerra troiana. Ci sono momenti del testo in cui Ulisse è chiaramente un doppio di Omero, per esempio nei libri in cui, prendendo la parola, fa il racconto delle sue stupefacenti avventure. L’Odissea celebra una neonata civiltà della parola; l’inizio di una nuova letteratura.

Complice anche il nuovo film di Christopher Nolan dedicato all’Odissea, l’opera di Omero è tornata al centro dell’attenzione del grande pubblico. Secondo lei questo rinnovato interesse può rappresentare un’occasione per riscoprire il testo di Omero nella sua profondità, al di là dello spettacolo cinematografico?

Per qualcuno sarà così. Per altri, la maggioranza, il film avrà sostituito il testo. Per altri ancora il film sarà stato un tradimento di Omero. Il successo del film è, comunque, un fatto positivo, che va studiato non solo nel contesto dell’arte cinematografica. Dimostra che diffusa è la voglia di grandi storie, e la voglia di condividerle. Dimostra anche che l’antichità ci riguarda, e va compresa anche alla luce di chi siamo oggi.

Nelle pagine del suo libro emerge un Ulisse che conquista non tanto perché è un eroe invincibile, ma perché è profondamente uomo: fragile, curioso, inquieto e sempre in ricerca. È questa, secondo lei, la ragione per cui continuiamo a riconoscerci in lui dopo quasi tremila anni?

Sì, Ulisse è profondamente uomo. E vuole esserlo. La dea Calipso gli offre l’immortalità, ma lui la rifiuta. Lui preferisce la libertà di cambiare. Di lui sicuramente sono piaciute e piacciono la determinazione e la capacità di scegliere. E la capacità di trionfare sulle avversità e sui nemici. Molti, nei secoli, lo hanno accusato di essere bugiardo, inaffidabile, opportunista, egoista. Anche Omero, qua e là, fa capire che il suo eroe non è moralmente perfetto. Lui, in effetti, non è un Achille, che, per la morte dell’amico, riprende le armi e finisce per farsi ammazzare. L’Ulisse che a me piace di più è quello che parla al proprio cuore e gli dice di aspettare, di sopportare, di non avvilirsi: l’Ulisse che osserva e indaga con la mente il contesto sociale, e pensa a come sia meglio agire.

Il film dedicato a Ulisse del 1954 si conclude con una frase che sembra riassumere anche uno dei messaggi del suo libro: «L’immortalità che l’eroe rifiutò da una dea, un poeta gliela offrì più tardi». Quanto è importante comprendere che la vera immortalità di Ulisse nasce dalla forza della poesia di Omero e dal potere della letteratura di vincere il tempo?

L’immortalità della poesia! Grande tema di tutta la letteratura antica. È vero: l’immortalità che lascia a Calipso, Ulisse la accetta da Omero, e Omero la riceve in cambio da lui. L’immortalità, vedete, nasce da uno scambio: l’uno la dà all’altro. Così nella vita, quando siamo amici. Nessuno può morire, quando è nel cuore degli altri.

Lei definisce l’Odissea “il più bel romanzo del mondo”. Se dovesse rivolgersi a un ragazzo che non l’ha mai letta, quale pagina o quale insegnamento del suo libro userebbe per convincerlo che questa storia parla ancora, in modo sorprendente, anche alla sua generazione?

L’ho definita romanzo – archiviando la consueta etichetta di epica – perché l’Odissea ha l’essenza del romanzo: cioè, crea un personaggio nuovo e attraverso di lui mostra un mondo che non si era ancora visto. La pagina più emblematica? Quella in cui Ulisse dice a Polifemo di chiamarsi Nessuno. Si salva con un semplice pronome negativo. Imparate, giovani di oggi, da quest’esempio: che saper dire è poter vivere.

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