Quelle Ventuno donne che contribuirono a scrivere l’Italia

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di Andrea Gaggioli

Il 2 giugno 1946, per la prima volta, le donne italiane parteciparono a un’elezione politica nazionale e ventuno di loro entrarono nell’Assemblea Costituente, contribuendo a scrivere le fondamenta della nuova Repubblica. A ottant’anni da quel passaggio storico, il libro Ventuno, edito da Paoline, riporta alla luce le storie, le battaglie e l’eredità delle Madri Costituenti. Ne abbiamo parlato con Angela Iantosca, ripercorrendo il loro impegno e interrogandoci su quanto quelle conquiste parlino ancora al nostro presente.

Il 2 giugno 1946 milioni di donne votarono per la prima volta nella storia d’Italia. Ottant’anni dopo, però, l’astensionismo è diventato uno dei grandi problemi della nostra democrazia, soprattutto tra i giovani. Cosa direbbero oggi le ventuno Madri Costituenti a chi pensa che votare non serva più?

Direbbero di riscoprire le loro storie.

Racconterebbero la Resistenza e il ruolo che anche le donne hanno avuto.

Parlerebbero dei sacrifici compiuti per la libertà di tutti, non solo di se stesse. Parlerebbero di come abbiano rinunciato alle proprie famiglie per potersi dedicare totalmente alla lotta.

Parlerebbero di quelle straordinarie parole scelte per la Carta Costituzionale e la fatica che quelle parole sono costate. Ci inviterebbero a rileggere gli interventi in Assemblea costituente per farci ricordare quei diritti conquistati, quelli da raggiungere ancora e quelli rispetto ai quali si sta arretrando. Ci ricorderebbero cosa significa essere cittadini e non sudditi. E poi ci inviterebbero a rileggere la Costituzione.

Prima del 1946 la politica italiana era un mondo quasi esclusivamente maschile. Che cosa significava, per una donna, scegliere di impegnarsi nella vita pubblica in quegli anni? Quali ostacoli dovettero affrontare le future Madri Costituenti prima ancora di entrare nell’Assemblea?

Sono donne che hanno lottato sempre per l’affermazione di sé, dei propri diritti e dei propri pensieri. Donne che hanno dovuto confrontarsi con un mondo e un’Assemblea costituente per lo più maschile e maschilista. Sono donne che durante gli anni di guerra sono state attive in diversi ambiti: nelle scuole, nel mondo del giornalismo, facendo nascere associazioni femminili che esistono ancora. Sono donne che hanno stampato volantini e giornali, che si sono messe in pericolo, sono state violentate, ma hanno continuato, indomite nella lotta. Il mondo in cui nasce la nostra Repubblica è un mondo che arriva da 20 anni di Fascismo, che prima di essere un totalitarismo è anche un modo di vedere la donna: un Angelo del Focolare che deve occuparsi della famiglia e mettere al mondo figli. Ma il periodo fascista nasce e cresce nutrendosi di una cultura che già era patriarcale, che non aveva voluto concedere alle donne il diritto di voto, che non voleva le donne protagoniste. È un mondo quello fascista che, in quei 20 anni, fa compiere ulteriori passi indietro attraverso l’entrata in vigore di leggi che ridimensionano la già limitata presenza delle donne nel mondo del lavoro e della vita pubblica. Eppure, nonostante questo, le 21 non si sono arrese. E una volta elette in Assemblea hanno trasformato in parole la forza delle loro battaglie. Lottando contro gli ostacoli posti nei dibattimenti perché donne.

Una volta elette, le ventuno Costituenti non si limitarono a occupare un seggio, ma contribuirono concretamente a scrivere articoli fondamentali della Costituzione sulla parità tra uomo e donna, sulla tutela dell’infanzia e delle donne lavoratrici. Quale ritiene sia stata la loro conquista più importante e, forse, ancora oggi non pienamente compresa?

Hanno partecipato alla stesura di alcuni articoli in particolare: il 3, il 29, 30, 31, il 37, il 48 e il 51.

L’articolo 3, che è il più importante della Costituzione, da cui derivano molti altri articoli, è quello che ci ricorda che siamo tutti uguali ed è quello che pone come fondamentale e imprescindibile – grazie alle Madri costituenti – anche la parità tra i sessi. Parità che ancora oggi è una chimera. Come ci dimostra la non applicazione dell’articolo 37 il quale sancisce che due persone, di sesso diverso che svolgono lo stesso lavoro devono essere pagati nello stesso modo. Eppure, come ci confermano i dati e gli studi, ancora oggi non è così: nel settore privato il gender pay gap raggiunge punte del 35%. Credo che il percorso sia ancora lungo, che il racconto delle storie di quelle 21 possa aiutarci nel comprendere quanto sia importante essere staffette tutt’oggi di quelle lotte, quanto sia nostro dovere mantenere viva la Costituzione attraverso scelte che vanno nella direzione della pace, della giustizia sociale, della vera parità, del rispetto dei più fragili e dei bambini, oltre che della maternità: tutti concetti per i quali si sono battute strenuamente.

Nel suo libro emerge un dato sorprendente: alcune delle ventuno Costituenti ottennero alle elezioni un consenso addirittura superiore a quello di uomini destinati a diventare tra i simboli della Repubblica. Eppure, con il passare degli anni, i loro nomi sono quasi scomparsi dalla memoria collettiva. Come si spiega questo paradosso?

Purtroppo questo non riguarda solo le Madri costituenti, riguarda molti ambiti della vita: politica, culturale, scientifica, artistica. Un paradosso che viviamo e a cui assistiamo, spesso senza fare nulla, da sempre. Il compito degli intellettuali e dei giornalisti è restituire verità alla Storia. Perché il danno che viene arrecato non è solo alle donne, ma alla conoscenza e di conseguenza alla libertà di tutti. Se io non so, non mi posso reputare libero. Se vengono nutrito o mi nutro di false informazioni, sarò manipolato nel mio pensiero. Quindi ricollocare le donne nel luogo che spetta loro va a vantaggio dell’intera società.

Tra le ventuno protagoniste del suo libro, ce n’è una che l’ha colpita più delle altre e che, secondo lei, meriterebbe di essere riscoperta oggi?

Teresa Mattei, la più giovane delle Madri costituenti. Una donna forte, coraggiosa e libera. Non si parla di lei mai abbastanza. Quando vado nelle scuole consiglio a tutti di avere un suo poster in camera perché sia di ispirazione per la loro vita. Teresa Mattei, come le altre, ha sacrificato se stessa per la libertà di cui godiamo tutti oggi, ha lottato per quel “senza distinzione di sesso”, per l’ingresso delle donne in magistratura, ha suggerito l’uso della mimosa per l’8 marzo, perché fiore semplice e regalato dai partigiani alle staffette, ha parlato per le ragazze madri italiane. È una donna che ha scelto di esprimere sempre il proprio pensiero rispondendo solo a se stessa e alla propria coscienza!