di Andrea Gaggioli
Dietro l’immagine della principessa più amata del Novecento si nasconde una storia poco conosciuta, fatta di fede, sofferenza e solidarietà. È quella dell’amicizia tra Lady Diana e Madre Teresa di Calcutta, due donne apparentemente lontanissime, unite da una profonda attenzione verso gli ultimi. Nel libro L’ultimo segreto di Lady Diana. Il mistero del rapporto tra la principessa più amata e Madre Teresa (Edizioni San Paolo), Luciano Regolo ricostruisce questo legame, restituendo un ritratto inedito della principessa del Galles, lontano dai pettegolezzi e dalle cronache mondane. Lo abbiamo intervistato per scoprire il volto più intimo e spirituale di Lady Diana e comprendere quanto l’incontro con Madre Teresa abbia segnato la sua vita.
Partiamo dall’inizio: come si sono conosciute Lady Diana e Madre Teresa, e che tipo di rapporto è nato tra loro dopo quel primo incontro?
Santa Teresa di Calcutta e Lady Diana s’incontrarono per la prima volta a Roma, nella casa delle Missionarie della Carità nel quartiere Prenestino, il 19 febbraio 1992, La principessa rientrava dal viaggio col marito in India, dove aveva cercato di vederla, invano perché la religiosa si trovava in Italia. Diana era nel pieno della crisi coniugale e della pressione mediatica, di nuovo insidiata dai disordini alimentari e soprattutto in crisi interiori, Madre Teresa percepì in pieno questo dolore e lo stato di confusione in cui si trovava la principessa del Galles e sentì fortissimo l’impulso materno di soccorrerne l’anima perché potesse ritrovare la via della luce, mettendo al servizio del bene la sua popolarità. Parlarono fitto tra di loro, c’erano anche le consorelle della futura santa, che donò a Diana delle medagliette della Madonna miracolosa e un rosario che lei tenne sempre con sé. Lo aveva nella borsa anche la notte del fatale incidente nel tunnel parigino dell’Alma e le fu messo tra le mani quando fu composta la salma. A un certo punto Madre Teresa la prese per mano e disse rivolta alla presenti: «Ora Diana e io dobbiamo stare sole con Gesù». La portò davanti al Santissimo, nella cappella dove pregarono in silenzio. Fu l’inizio di una lenta ma costante evoluzione spirituale per la Principessa. Da quel momento lei e la suora restarono sempre in contatto. La ricevette anche a Kensington Palace, con altre due missionarie della carità e padre Alexander Sherbrooke, parroco della chiesa cattolica londinese di Saint Patrick, che aveva conosciuto grazie alla sua amica cattolica Rosa Moncktown. Madre Teresa l’ha spinta sempre più a trasformare quell’attenzione dei media che la faceva soffrire, in una via per sostenere le buone cause. L’ultimo incontro tra le due, nella casa delle missionarie della carità nel Bronx, a New York, precedette di poco l’asta benefica di tutti gli abiti più costosi della principessa i cui proventi furono suddivisi tra alcune fondazioni in prima linea nelle emergenze mondiali e il suo “storico” coraggioso discorso contro i Paesi fornitori d’armi e l’uso delle mine nelle tante guerre che si consumavano in aree dimenticate della Terra»,
Madre Teresa ha sempre guardato oltre la corona e i riflettori. Che persona ha visto davvero in Diana e cosa ha capito del suo dolore?
Per rispondere a questa domanda giova ricordare le parole che Madre Teresa stessa disse al cardinale Comastri, che, il giorno dopo il loro incontro, si precipitò alla Casa delle missionarie della carità, per mettere in guardia la suora. Ma lei rispose in modo disarmante: «Io non ho incontrato la Principessa Diana, ma la povera Diana». Lei aveva visto il profondo bisogno interiore di Lady Di, la sofferenza profonda e, però, ne aveva anche intuito il naturale trasporto verso il prossimo. Fin da ragazza Diana era empatica verso gli umili e i fragili. Le compagne di college ricordano che quando le portavano in una casa per anziani per ore di volontariato, mentre tutte loro detestavano quelle visite, lei era totalmente a far sorridere gli ospiti, aveva persino inventato un modo suo per far ballare chi era costretto sulla sedie a rotelle. Per questo Madre Teresa pensò che bisognava ridare luce al cammino di una giovane donna ferita perché riemergesse quest’attitudine di prendersi cura dei deboli. Decise di aiutarla e di aiutare attraverso di lei tanti bisognosi.
Si parla spesso della vita privata di Diana, ma poco della sua spiritualità. Che rapporto aveva davvero con la fede e con la preghiera?
Fu in una sincera costante ricerca di Dio, a volte in modo contraddittorio e affannoso, ma autentico. Era rimasta molto colpita dall’incontro con Giovanni Paolo II e teneva il rosario che lui le donò appeso a una piccola statua del Redentore che teneva sul suo scrittorio. La sua agopunturista, Oonagh Shanley-Toffolo, un’ex suora rimasta profondamente cattolica, le parlò di un suo avo di cui lei non conosceva la storia: Ignatius Spencer, oggi servo di Dio di cui è in corso la causa di beatificazione, che si era convertito al cattolicesimo ma aveva continuato a impegnarsi per il ricongiungimento dei cristiani oltre ad adoperarsi per le famiglie povere travolte dall’industrializzazione. Diana fu affascinata da questa figura e intensificò i suoi colloqui spirituali con sacerdoti e religiose cattolici. Ma soprattutto sentì forte l’appello a rendere più lieve la vita di chi affrontava le prove più dure, lo faceva lontano dai riflettori, la maggior parte delle sue missioni anche nei quartieri e negli angoli di Londra più abbandonate restarono segrete. Solo dopo la sua morte sono venute a galla. E allo stesso modo erano riservate le sue preghiere, spesso nelle chiese, sedendosi agli ultimi banchi e con foulard e occhiali scuri per non essere riconosciuta.
Diana portava spesso con sé William e Harry nelle sue visite ai più bisognosi. Quanto ha contato l’esempio di Madre Teresa nel modo in cui ha cresciuto i suoi figli e nel futuro stesso della monarchia?
Sì, lo fece veramente, fra l’altro accogliendo un consiglio di Madre Teresa: “Se vuoi che i tuoi figli imparino davvero ad amare, portali sotto i ponti di Londra, portali dai senzatetto”. Ha di certo lasciato una traccia nel cuore di William e Harry, entrambi sono impegnati in tante attività umanitarie. Ma io credo che Diana, col suo interesse verso gli ultimi, abbia risvegliato anche l’interesse e la simpatia dei britannici verso la Corona, rendendo meno algida e distante l’immagine dei Windsor.
A distanza di anni, perché Diana è ancora così amata da tutti? In che modo il suo libro le rende giustizia rispetto a tanti anni di gossip che ne hanno distorto l’immagine?
Diana aveva un suo indiscutibile carisma e senza dubbio la morte precoce e inattesa ha contribuito ad alimentarne il “mito”, ma quell’ondata d’affetto spontaneo che ancora suscita credo si spieghi soprattutto per la sua capacità di andare oltre gli schemi, seguendo il cuore e seppure alle prese con tante fragilità si è impegnata davvero per migliorare la sua vita e quella delle persone più infelici e dimenticate. Questo è un aspetto della sua vita molto toccante, sebbene come giustamente lei dice si parli più delle sue vicende amorose. Ho scritto questo libro proprio per indagare serenamente sulla vera natura dell’amicizia con Madre Teresa e quest’indagine mi ha permesso di trovare tante testimonianze sorprendenti sullo slancio spirituale di Lady Diana. La sua vita può far riflettere. Mi vengono in mente le parole di Giovanni Paolo II che nel 1997, dopo la morte di Madre Teresa, cinque giorni dopo quella della principessa, si domandò: «Cosa avrà voluto dirci Dio con la scomparsa ravvicinata di due donne così diverse, il cui cammino pure si era incrociato?»




