La Juve resta forte, servono gara perfetta e fortuna

3–5 minuti

Il “pieno” di punti a spese del Venezia rende più sereno e meno teso il secondo impegno casalingo di fila, stavolta al cospetto di una Juventus risorta a Lecce. SI rigioca dopo tre giorni: tempo insufficiente per ricaricare completamente le pile e per poter dribblare un turnover più o meno massiccio.

E’ innegabile che i rossoblù siano attesi ad uno sforzo ancora più intenso, considerate le qualità tecniche di una squadra costata centinaia di milioni e ricca di ottimi giocatori (non fuoriclasse, tuttavia). Daniele De Rossi è conscio che dovrà mutare radicalmente anche l’approccio. Se con Venezia e Fiorentina i suoi poulains hanno subito preso in mano la partita, stavolta saranno costretti fin dalle prime battute sulla difensiva e dovranno limitarsi a sfruttare gli spazi disponibili per un contropiede manovrato. Il trainer di Ostia però insisterà sulla necessità di non chiudersi in retrovia ad oltranza e di conseguenza lascerà almeno uno (Osmajic, ovviamente) se non due giocatori in avanti anche senza possesso palla proprio per evitare che i bianconeri attacchino con un totale dispiegamento di uomini.

Muterà l’atteggiamento ma anche parecchi interpreti, tenendo soprattutto presente che i rossoblù più talentuosi faticano a recuperare energie in tempo così ravvicinato e hanno bisogno di rifiatare. Il riferimento è soprattutto a Messias ed El Shaarawy, che non hanno nelle gambe più di un’ora di autonomia e potrebbero partire dalla panca oppure alternarsi in campo nei due tempi.

In retrovia sarà quasi certamente rispolverata la classica difesa a tre, consigliabile per affrontare una prima linea munita di calciatori talentuosi, non tanto in mezzo quanto sulle fasce. Ed ecco che Marcandalli, maggiormente adatto alla marcatura stretta, si lascia nettamente preferire a Otoa, che domenica non si era personalmente riempito di gloria. Nella zona nevralgica, stante il forfait dell’emergente Wiafe, vittima di un guaio muscolare, si rifà vivo il collaudato Frendrup, altro “cagnaccio” utilissimo a mordere le caviglie alle mezze punte e ai centrocampisti di Spalletti. Al suo fianco è ormai inamovibile Traoré, ma per una 3-5-2 efficace servirebbe un terzo mediano di vaglia, che Amorim non può essere. In teoria potrebbe accentrarsi Ellertsson, il quale tuttavia appare più utile su uno dei corridoi esterni, segnatamente a destra, con Mitaj (esame superato contro i lagunari) e Puczka in ballottaggio per il versante opposto.

Dunque, De Rossi sta ondeggiando tra il suddescritto 3-5-2 e il più stuzzicante ma anche più rischioso 3-4-2-1 che comporta l’impiego – alle spalle dell’inamovibile centravanti montenegrino – di due rifinitori da scegliersi tra il Faraone, Messias e due calciatori che DDR intende rilanciare a tutti i costi dopo un periodo buio: Baldanzi e Vitinha.

Si prospetta una gara di estremo sacrificio, con la necessità primaria di non beccare gol, ma nel caso succedesse, come provare a rimediare? E’ improbabile che Madama conceda il palleggio in mezzo al campo, sicché la sola arma sarà il collaudato lancio lungo del portiere, ad oltrepassare la barriera centrale cercando di impadronirsi di qualche seconda palla sulla trequarti rivale.

L’altra incognita, in ottica Genoa, si lega alla tenuta alla distanza. Vada come vada il primo tempo, è fondamentale che anche dopo l’intervallo i rossoblù riescano a tener botta senza scomparire dal campo come succede quasi sempre. Il trainer dovrà gestire al meglio la panchina, ricorrendo a cambi che forniscano un contributo di carattere e anche di fisicità. Dovrebbe toccare a Colombo, quale che sia il risultato: sarà anche inviso ad una parte della tifoseria, ma la sua abnegazione può rivelarsi determinante.

La Vecchi Signora è imbottita di assenze, ma vanta una rosa che consente a Spalletti di ovviare almeno parzialmente. Il difetto dei torinesi si colloca in prima linea, dove la coppia Kolo Muanmi-Woltermade non è un esempio preclaro di cinismo e prolificità. Alle loro spalle dovrebbe agire il versatile McKennie, protetto alle spalle da una cintura di quattro centrocampisti formata dagli esterni Kalulu e Cambiaso (ex non particolarmente rimpianto) e dai mediani Koopmeiners e Douglas Luiz, protagonista principale dell’impresa corsara a Lecce. In retrovia troviamo Gatti, Bremer e Lucumi, fisicamente strabordanti e alquanto insidiosi anche in area avversaria e in porta c’è Vicario, il secondo di Donnarumma in Nazionale. In panca, oltre ad una manciata di difensori, non si riscontrano prime punte, ma i vari Alajbegovic, Zhegrova e Boga sono bravissimi nel dribbling, propedeutico a creare superiorità numerica. Con il loro ingresso, i laterali rossoblùnon avranno di che divertirsi.

In conclusione, la sfida si presenta impari, ma non a senso unico. Serviranno, per salvare la ghirba, il miglior Grifone possibile, una Madama non troppo brillante e una dose elefantiaca di buona sorte. Il pareggio finale non è una meta irraggiungibile, ma se anche sortisse l’esito peggiore, nessun dramma: è in Salento nel prossimo turno che non si potrà assolutamente deragliare.

            PIERLUIGI GAMBINO