Samp riveduta e corretta per la prima gioia stagionale
Partita spartiacque? Certo. D’altronde, è impossibile sfuggire a questa definizione riguardante la gara col Catanzaro dopo quattro turni iniziali che hanno fruttato la miseria di un punto. Alla vigilia di una sosta straordinariamente lunga e perciò ideale per un cambio di “manico”, Bernardo Corradi si gioca il futuro in 90 minuti. La società blucerchiata lascia filtrare la massima fiducia nei confronti del tecnico senese, ma in presenza di un altro verdetto negativo (e anche il pareggio accompagnato da un gioco modesto va compreso nel novero) la ragion di stato imporrebbe di intervenire.
La sfida persa a Mantova ha fornito parecchi insegnamenti anche a livello tattico, e solo il destino ha deciso che la miglior espressione della Sampdoria si sia vista nella ripresa, proprio quando i virgiliani sono passati due volte all’incasso. Si dovrebbe dunque ripartire da un cambio di modulo: dal 4-2-3-1 che non è parso affatto convincente al 4-3-2-1, che può essere letto come un 4-3-3 con un centrocampo più folto e robusto ma non meno adatto a costruire e due mezze punte come Insigne e Verschaeren, che dialogano con la lingua della classe. Nella mediana spazio ad Abildgaard, che in terra lombarda si è procurato come subentrante un rigore ed ha pure colpito un montante risultando il doriano più pericoloso. E se, magari in corso d’opera, il mister decidesse di affidarsi a Sinani o a Begic, il danese rimarrebbe ugualmente in campo col sacrificio di Henderson.
Le due autentiche novità concernono però gli altri due reparti. In difesa è finalmente pronto all’uso il titolarissimo Ravanelli, che si messo dietro le spalle tutti i guai fisici e si candida per un esordio in grande stile. Salvo un rigurgito in di prudenza, proprio lui andrà a puntellare la zona centrale in coppia con Delli Carri, già suo compagno nelle file di un Monza protagonista in B. Un turno di riposo (ma con prospettive di impiego nella ripresa, se il neo-entrato accusasse la stanchezza) spetta a Gartenmann, che dopo qualche prova oltre le righe sta accusando un lieve appannamento. Con Ravanelli, un tipo che bada sempre al sodo, dovrebbero scomparire almeno in gran parte certe fatali smagliature.
Ancora più importante è il cambio in prima linea. Lauritsen ha debuttato sciupando un rigore fondamentale, ma resta pur sempre il terminale della formazione tipo e non vede l’ora di mostrarsi al popolo marassino. Anche in condizione perfettibile, il gigante norvegese appare in grado di rivoluzionare i connotati dell’attacco doriano, sinora in angustie per gli arcinoti limiti di Tutino nel ruolo di unica punta. Il presunto fromboliere però va innescato anche con cross dal fondo, che sono la specialità di Sinani e, al limite, Begic, ma non certo dei due rifinitori tascabili destinati a rifornirlo: è una riflessione che anche Corradi sarà costretto a compiere.
Due parole sul portiere: neppure a Mantova il titolare Vindahl ha suscitato entusiasmo, ma Corradi gli conferma la fiducia, forse per il timore di bruciare il danese e il suo rimpiazzo Krastev. Siamo però giunti all’ultimo esame di riparazione: guai a fallirlo.
Delineato il quadro tecnico-tattico, mai come stavolta contano i tre punti, e il modo per conquistarli passa in secondo piano. Serve una Samp più salda in retrovia, più dinamica e rapida a centrocampo e soprattutto più precisa nelle conclusioni. Sì perché a nulla approda un’ingente mole di gioco se si calcia in porta raramente e malamente.
A livello di valori, blucerchiati favoriti rispetto ad un Catanzaro reduce sì da un successo interno a spese della Carrarese ma anche da tre precedenti sconfitte, tutte incassate in trasferta. E siccome sabato si gioca a Genova e non in Calabria… Statistiche a parte, i gialloblù di Gorgone sembrano lievemente indeboliti rispetto alle ultime annate, quando maturò la qualificazione ai playoff, ma sarebbe un peccato di superficialità prenderli sottogamba. Certe individualità non sono male: l’esperto portiere Pigliacelli (tra i migliori della categoria), la coppia di mediana composta da Mosti (a lungo nel mirino dei mercatari blucerchiati) e Petriccione (tra i centrocampisti più redditizi del campionato), il prolifico bomber Iemmello, impiegato come prima o seconda punta. La fase difensiva però fa acqua ed è un punto debole sul quale la Samp deve insistere.
Alla vittoria, stavolta, non c’è davvero alternativa, e i padroni del proprio destino continuano ad essere gli undici in campo, i rincalzi in panca e, soprattutto, chi li comanda senza avere sulle spalle un congruo bagaglio di esperienze nel ruolo. Dagli spalti non mancherà la consueta, ammirevole spinta degli oltre ventimila indomiti cuori blucerchiati, che parteciperanno all’iniziale, straordinaria coreografia per festeggiare gli ottant’anni del club ma – su spunta della Federclubs – non risparmieranno alla società un’accesa contestazione.
PIERLUIGI GAMBINO