Sampdoria, con il nuovo mister è possibile una scossa

3–5 minuti

Due soli allenamenti bastano ad un tecnico per incidere nel rendimento di una squadra? Domanda lecita, che si lega all’approdo di Luca D’Angelo al timone della Sampdoria nell’antivigilia di un appuntamento delicatissimo come quello di Bolzano. Il mister abruzzese ha comunicato a volo d’uccello ai giocatori le sue teorie, ma dovrà attendere qualche settimana per approfondire il discorso, considerando che martedì i blucerchiati torneranno in campo ad Ascoli e nel successivo week-end è in programma lo spinosissimo derby contro l’Entella. 

D’Angelo non è così sprovveduto da rivoluzionare in un battibaleno assetto e formazione senza lasciarsi consigliare nelle scelte iniziali da Attilio Lombardo, che rimarrà nello staff tecnico col ruolo di memoria storica ma anche di trait d’union tra passato prossimo e presente. Di sicuro Popeye non ha sposato in pieno le idee di Corradi e suggerirà qualche modifica all’Omone (così è simpaticamente soprannominato il pescarese), che dal canto suo ha seguito con attenzione, pur da lontano, l’involuzione blucerchiata maturando nella dirigenza la sensazione che il suo avvento nella realtà doriana non sia un salto nel buio.

La sola novità pressoché inevitabile è il siluramento del portiere titolare Vindahl, le cui reiterate ”papere” hanno indispettito tutto l’ambiente. Il suo sostituto Krastev, appena diciottenne, ha già squadernato qualità eccellenti in precampionato dimostrando di essere un predestinato. Certo, l’esordio in serie B per un ragazzo così giovane rappresenta un rischio, ma tra i potenziali svantaggi e gli auspicabili punti a favore la bilancia pende nettamente verso questi ultimi.

L’infermeria non restituisce al mister di turno alcun rinforzo, sicché D’Angelo dovrà decollare ancora senza il giocatore da lui meglio conosciuto, Salvatore Esposito. Senza registi autentici è da decidere a chi attribuire il comando delle operazioni. Nel suo primo allenamento, senza ovviamente modificare la composizione del terzetto e neppure del modulo, ha però spostato al centro Abildgaard, dopo aver constatato che nelle precedenti partite Makoumbou ha faticato in un ruolo per lui non naturale. 

A livello di novità in formazione, di sicuro è attenzionato Depaoli, il blucerchiato più eclettico in assoluto, ma il suo ingresso non si lega al centrocampo bensì alla difesa, e non solo sul prediletto fronte destro bensì a sinistra, dove Cicconi ha offerto più di un segnale di difficoltà in fase difensiva. 

Sul fronte offensivo non si prevedono cambiamenti. Tocca ancora alla coppia di esterni Verschaeren-Begic supportare il centravanti Lauritsen, chiamato però ad elevare il proprio rendimento, sia nella partecipazione al gioco, sia nella finalizzazione. 

Ed eccoci alla difesa D’Angelo in carriera ha utilizzato con più frequenza la “tre”, ma sa benissimo che la società punta sulla “quattro”. A prescindere da ciò, considerato tagliato fuori Gartenmann, non c’è neppure una possibilità di scelta dopo il fresco ritorno in infermeria di Ravanelli, che sarebbe stato titolarissimo. Così è obbligatorio affidarsi alla coppia centrale formata da Delli Carri e dal rispolverato Ferrari, che non sarà atleticamente un titano (troppi acciacchi al suo carico) ma ha l’esperienza necessaria per rispondere alle attese.

 Di certo il nuovo timoniere regala stimoli a tutti i calciatori, desiderosi di porsi in buona luce e immette aria pulita in un ambiente demoralizzato e frequentato da parecchie incomprensioni. E’ dunque da attendersi un’immediata reazione d’orgoglio, in attesa di qualche revisione tecnico-tattica che sarà attuata col tempo, magari dopo la sosta di novembre, sperando nel recupero di qualche infortunato.

Si annuncia una gara ispida su un terreno che la Sampdoria non ha raccolto un solo punto in quattro esibizioni, compresa la sfida di Coppa Italia contro la Cremonese. Va insomma abbattuta anche la tradizione, come se non bastasse la forza di un avversario forse meno provvisto rispetto agli ultimi anni ma ugualmente ambizioso. L’avvio di stagione dei biancorossi è stato fiammeggiante, ma dalle ultime due gare sono scaturiti il pareggio casalingo in bianco contro l’Ascoli e il secco 0-3 di Castellamare, favorito anche da un lungo periodo di inferiorità numerica. Sulla panca altoatesina siede Davide Possanzini, uno dei trainer che in estate hanno opposto ai manager doriani il grande rifiuto, motivato sia dalla pretesa (non soddisfatta) di portarsi appresso uno staff particolarmente pletorico, sia dalle perplessità riguardo alla caratura della rosa e agli obiettivi da perseguire. Le sue squadre esprimono un calcio spettacolare e organizzato, in grado di sopperire ad un tasso non elevatissimo di talento e soprattutto di esperienza: l’età media dei biancorossi è piuttosto bassa. Il ringiovanimento è costato l’addio o il trasferimento in panca di qualche veccho califfo, sostituito da calciatori emergenti prestati da club più prestigiosi. A livello di individualità meritano un cenno il portiere Plizzari (scuola Milan), il difensore Giorgini, i rifinitori Vasic e Burnete (sostituto dello squalificato Vasco Lopes), il veterano Molina (centrocampista esterno) e il coloured Okoro, terminale offensivo, nazionale Under 20 e prospetto interessante. Globalmente non si tratta di uno squadrone, ma di un antagonista coriaceo, che spesso di scatena contro i team più blasonati. 

Al Druso tutto può succedere: anche di festeggiare la resurrezione blucerchiata. Quante volte abbiamo assistito a scosse tecniche che si rivelano subito provvidenziali?

                    PIERLUIGI GAMBINO