Neppure il tempo di metabolizzare la beffa di Bolzano che ai blucerchiati tocca già ridiscendere in campo. Tutto si può scrivere ma non certo che mister D’Angelo abbia il tempo per inculcare le sue idee nella mente dei suoi ragazzi. Tra gli handicap supplementari mettiamoci anche la logistica: dopo i cinquecento chilometri dall’Alto Adige alla Liguria, ecco due giorni più tardi i seicento e passa per raggiungere Ascoli.
Un tour de force che si abbina alle problematiche di organico, mai così pressanti. L’Omone ha pure perso Depaoli, che al suo esordio era stato la sola novità nei ruoli di movimento: l’ennesima bastonata della Sorte. Così l’undici anti-bianconeri è scritto nella pietra, senza reali opportunità di una rinfrescata: e va già bene che l’uscita anticipata di Ferrari dal Druso sia solo dipesa dai crampi e non da un infortunio. Dunque, Cicconi si riprende il posto sulla fascia sinistra e per il resto vedremo la Samp appena riveduta – ma non rivoluzionata – dal mister abruzzese, con Krastev confermato tra i pali e ben felice se potesse archiviare un altro match secondo l’ordinaria amministrazione.
D’Angelo chiederà solo di ripetere l’atteggiamento tenuto sabato pomeriggio. Il pressing alto è già abbastanza efficace e rappresenta una sua innovazione, utile a recuperare palla più vicino alla porta avversaria. Anche l’operato dei difensori è stato perfezionato, come dimostra l’ultima partita, quasi totalmente priva di pericoli di capitolazione.
E’ in fase di concretizzazione che il pescarese pretende un balzo in avanti, conscio che i suoi uomini offensivi ne abbiano le qualità. I contropiedi vanno sfruttati con maggiore efficacia e cattiveria: doti che il tecnico va cercando soprattutto in Lauritsen, centravanti sinora dimostratosi senza nerbo, ad onta del fisicaccio che lo caratterizza. Con un terminale più redditizio, ecco che questa Samp potrebbe già iniziare a volare senza dover attendere la sosta novembrina.
Certo, in terra marchigiana farà… più caldo rispetto alle Dolomiti. L’Ascoli ha espugnato Catanzaro con punteggio tennistico, confermandosi in invidiabile salute. Beninteso, nella sua esibizione maramalda ha inciso anche l’acquiescenza di un avversario imbelle e rassegnato al peggio, ma i bianconeri di mister Tomei ci hanno messo parecchi del loro, esprimendo doti eccellenti sui calci d’angolo e anche nelle ripartenze. Probabilmente, tra due mesi la matricola marchigiana potrebbe rivelarsi un’antagonista digeribilissima, ma adesso, con la spinta di risultati più favorevoli del previsto e di una piazza bramosa di tornare nel grande calcio, riuscire a fermarla è un’impresaccia.
Tomei insiste su un 4-2-3-1 adatto ad esaltare il dinamismo e la fantasia dei suoi giocatori, protesi più ad attaccare che a difendere. In formissima si preannuncia il centravanti Gori, in età non più verde ma ormai ambientato tra i cadetti. Neppure lui è un nome noto, al pari di compagni provenienti in gran parte dalla terza serie (vinta in carrozza): tutta gente che ha una gran fame e forma un collettivo funzionale.
La Samp sa tuttavia di poter calare carte importanti. L’Ascoli ti affronta alla garibaldina, ma concede parecchi spazi ove poter affondare. Sarà più difficile spetto a Bolzano, intercettare palla, ma quando l’impresa riesce è possibile affondare i colpi.
D’Angelo chiede aiuto a tutti, ma in particolare si aggrappa allo scatenato Begic e anche a veterani quali Henderson, Abildgaard e Verschaeren, che hanno in canna pallottole mortifere. Da essi si pretende solo un briciolo di cinismo in più al momento di concludere, anche tentando la conclusione dalla distanza. E si implora la difesa di confermarsi arcigna, prestando attenzione ai disimpegni.
Il resto del discorso potrebbe dipendere dal destino, che pilota gli episodi a favore o a sfavore. In Tirolo è stato perfido: chissà che nelle Marche non si registri una… restituzione.
Pierluigi Gambino




