Alla Samp urgono rinforzi, Keità non potrà bastare

Verissimo che l’anno scorso la Samp inizò la risalita dagl’inferi quando mister Ranieri optò per un prudentissimo, conservativo 4-4-2, ed è altrettanto vero che la Juventus è un’avversaria speciale, ma da qui ad affrontarla con un 4-5-1 imbottito di semplici soldatini ce ne passa. All’Alliance Stadium anche il testaccino ha sbagliato formazione ed approccio. In una rosa così povera di valori tecnici non si può rinunciare contemporaeamente a Quagliarella e Ramirez, giocatori esperti oltreché robusti, in grado di tener palla, guadagnare qualche fallo, intimorire gli avversari. 

La Samp da battaglia è invece affondata senza neppure combattere, e i rimedi attuati dopo l’intervallo non potevano bastare a risalire la china. Anche Ranieri evidentemente ha commesso errori di impostazione psicologica: altrimenti, come spiegare una squadra così scarica, inerme, sempre i ritardo su ogni pallone, protesa solo ad una difesa passiva al limite dell’area? I valori complessivi non sono eccelsi: normale che quando si stravolge l’assetto e si scende in campo con un atteggiamento sbagliato, si finisca per affondare miseramente.

La sensazione è che i blucerchiati abbiano speso nella maniera peggiore la chance di affrontare una Madama ancora sperimentale, priva di parecchi elemeni tra cui un centravanti ed ancora alla ricerca di una fisionomia. Invece di provare a giocarsela, ecco la rinuncia aprioristica ad offendere e la scelta di rimanere tutti dietro, allineati e coperti, affidando i contrattacchi al solo Bonazzoli, che non  ha il fisico per vivere di prepotenza.

In un sol colpo certe carenze di organico sono affiorate. Leris è giocatore modesto ed ancor più ha conferma di esserlo Bereszynski sulla fascia difensiva destra: la società sapeva da mesi di dover intervenire sul mercato, ma non l’ha fatto, pur conoscendo l’inadeguatezza del polacco e la scarsa propensione alla copertura di De Paoli.

Mettiamoci poi la partenza (sper ricompensata a livello economico) di Linetty, che in teoria non doveva rivelarsi fondamentale, ma le sue qualità – dinamismo, determinazione, abilità ad inserirsi in zona gol – suscitano crescente rimpianto. Sempre a centrocampo, si è capito un’altra volta che quando Ekdal non è al meglio – a Torino è sceso in campo dopo aver saltato parecchi allenamenti – si spegne la luce nella manovra. In rosa non esistono altri “facitori” di gioco ma solo interpreti generici, adatti solo ad operare in un sistema tattico perfettamente funzionale e con un compagno che pensa per loro.

I silenzi di Ranieri, che in questo precampionato ha parlato pubblicamente col contagocce, erano probabilmente lo specchio di un umore non dei migliori. Nelle segrete stanze, non da qualche giorno, ha certamente bussato a rinforzi, ma senza la necessaria convinzione. Di sicuro, sinora è stato inascoltato. In cuor suo, forse, si era già in parte rassegnato all’idea che la vecchia Samp, privata solo del polacco ma non degli altri pezzi da novanta, potesse competere per un piazzamento dignitoso.

Adesso arriva Keita Baldé, che va a caccia di un personale rilancio, scegliendo un ambiente tra i più adatti, ma il trainer deve ancora capire dove sarà più opportuno impiegarlo. Come attaccante, specialmente negli spazi, in maglia laziale lo ricordiamo devastante, ma quando poteva partire dalla fascia, e siccome la Samp raramente potrà permettersi tre punte, ecco che il suo utilizzo più efficace potrebbe essere “largo” a centrocampo, con qualche doverosa precauzione negli equilibri difensivi. A meno che il discutibile assetto tattico esibito a Torino non diventi una scelta abituale.

Non potrà bastare, comunque, questo rinforzo per sistemare le cose. Mancano sempre un rimpiazzo adeguato per Linetty ed un terzino destro, sempre auspicando che Ramirez e Colley – forse i due migliori buoi della stalla – rimangano in blucerchiato, magari in spregio alle aspirazioni economiche del Viperetta. In caso contrario, ci si dovrà rassegnare ad un campionato irto di difficoltà, confidando nella debolezza delle neopromosse, nel possibile crollo del Parma, nei possibili inciampi dell’Udinese e dei “cugini”: così da rimanere a galla e non certo per sistemare le tende a centroclassifica.

                                   PIERLUIGI GAMBINO

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