Bologna con qualche problema, Genoa senza timori reverenziali

Thiago Motta e Alberto Gilardino sono nati ad un mese di distanza, hanno giocato assieme in azzurro, vantano un’esperienza da calciatore nelle file genoane ed ora sono felicemente accomunati dall’etichetta di allenatori- rivelazione. La sfida tra il Bologna dell’italo-brasiliano e il Grifone del biellese stabilirà chi è il più bello del reame, ma parecchie conclusioni su di loro sono già state tratte: che siano tecnici dal futuro brillante è praticamente scontato, dato che hanno messo in evidenza idee interessanti e stanno portando avanti una gestione alquanto fruttuosa.
La classifica, sia chiaro, rimarca una certa differenza tra i due team rossoblù: pascola sorprendentemente al quinto posto, con velleità di qualificazione europea ormai squadernate; il ligure è ancora sotto la linea del centro graduatoria, ma la sua perentoria ascesa – ritmata dal successo in casa del Sassuolo e del qualificante pari interno con la capolista – merita comunque parecchia considerazione.
Ora come, ora, non si avvertono a livello di rendimento gli 11 punti di divario. Il Bologna, infatti, ha incassato tre scoppole a Udine, dove praticamente non è sceso in campo. Ed ora tutti a chiedersi se si tratti di un fisiologico calo dopo due mesi di baldoria o semplicemente di un pomeriggio dispari. Per quest’anticipo del venerdì – l’ennesino disputato dal Genoa… – Thiago ha perso due pezzi da novanta: il guizzante Ndoye, vittima di uno stiramento, e il redditizio Ferguson, trequartista scozzese dotato di personalità e doti balistiche. Per sovrammercato, Orsolini, uno dei rari italiani del gruppo felsineo, è disponibile ma non scoppia di salute. Handicap di rilievo, ma non tali da ridimensionare una squadra che con il classico 4-2-3-1 ma anche con il 4-3-3 ha espresso calcio tecnicamente apprezzabile e ricco di imprevedibilità. Nell’organico petroniano si staglia il gioiello Kirkzee, olandese, dotato di piedi magici e splendida visione di gioco: è in grado di buttarla dentro, ma la sua specialità sono gli assist a giri contati. Il suo utilizzo non è da rifinitore bensì da unica punta, con ottimi risultati. Come asciugarne la fantasia?
Il Genoa ha dalla sua una conquista delle ultime settimane: la completezza di organico, senza più calciatori in infermeria. Un’abbondanza inedita, che tuttavia non provoca giramenti di testa a Gilardino, finalmente di grado di poter cambiare i connotati di un match ricorrendo ai panchinari. Dopo aver stupito tutti contro l’Inter rilanciando Martin, che pareva ormai accantonato, chissà che il tecnico non inventi qualche altra mossa inedita, ma è pressoché certo che

l’undici iniziale non si discosterà granché da quello schierato nell’ultima sfida. Una novità è sicura in prima linea, con Retegui – reduce da qualche altro allenamento tirato – finalmente in campo, visto che Ekuban è rimasto in Liguria. La speranza è che l’italo-argentino regga per almeno tre quarti di match.
A centrocampo Gila pare non voler rinunciare alla saggezza di Strootman, che di fronte a compagini tecnicamente provviste si lascia preferire a Malinovsky, meno affidabile in fase di filtro. I due, comunque, saranno quasi certamente coinvolti in una staffetta.
Il terzo ballottaggio concerne la fascia sinistra e coinvolge Martin e Vasquez. Il primo ha guadagnato quotazione e consentirebbe di sviluppare una manovra più ariosa e propositiva, mentre il secondo offre superiori garanzie nella tenuta difensiva.
Al di là delle scelte di formazione, il Genoa ha ormai compiuto un significativo “step” quanto ad atteggimento. Ora è in grado di giocarsela apertamente e di arrecare preoccupazioni agli avversari senza chiudersi in retrovia. Una nuova consapevolezza nei propri mezzi che rende la sfida del Dall’Ara oltremodo incerta oltreché stuzzicante.
PIERLUIGI GAMBINO

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