Confermati i miglioramenti sia nell’atteggiamento che nel gioco

L’inversione di tendenza impressa dal Balla si avverte nello spirito (pareggiare in rimonta contro una delle magnifiche sette è pur sempre un’impresa), nell’atteggiamento tattico, nella qualità del gioco. Non una metamorfosi clamorosa, ma un cospicuo passo avanti rispetto all’era maraniana, contrassegnata dal buio più totale e da una crescente rassegnazione.

Neppure un arbitraggio scandaloso come quello condotto dal navigato Calvarese nel primo tempo ha steso il Genoa. Il rigore assegnato alla Lazio è stato un ritardato cadeau natalizio, di quelli che a parte invertite il discusso fischietto teramano non avrebbe mai fischiato eppure sotto tortura, ma anche in parecchie altre circostanze la sua benevolenza nei confronti degli ospiti è emersa in modo irridente e irritante.

E’ pur vero, però, che nel vantaggio biancoceleste all’intervallo aveva messo del suo anche il Grifone, che dalla metà campo in avanti pareva precipitato ai livelli di black-out spesso frequentati con il precedente allenatore. Il centrocampo di Inzaghi è tra i più completi d’Europa, ma quel torello continuato, abbinato all’incapacità tutta genoana di mettere assieme tre passaggi di fila, lasciava presagire un inizio d’anno sconfortante.

Ballardini, che non è un micco, non ha fatto che sprigionare il raziocinio di un vecchio uomo di calcio: fuori l’impreciso e confusionario Rovella e l’inconsistente Pjaca e dentro uno Zajc subito dimostratosi vivace e propositivo e uno Shomurodov animato dal sacro fuoco e voglioso di riconquistare un posto al sole. Ai cambi efficaci di casa Genoa si è aggiunto un calo verticale dei capitolini, che senza più benzina sufficiente hanno allentato il pressing e mostrato inediti errori nell’impostazione, La doppia spinta – endogena ed esogena – ha condotto i rossoblù ad un pareggio confezionato come un pacco dono dall’uzbeko a pro di Destro: il naturale approdo alla nuova partita, così diversa da quella iniziale. Un’azione in velocità davvero splendida, così simile a quella che nel derby di Coppa, sempre su imbeccata del ficcante Eldor, fruttò un gol di Scamacca. Episodio importantissimo, che rappresenta una fresca conferma: con Shomurodov il Genoa può colpire in contropiede, l’arma più incisiva per una provinciale quando fronteggia gli squadroni e deve provare a raccattare punti in ogni match.

Dopo il pari i rossoblù hanno pure saputo opporsi con robustezza alle insistenti ma non irresistibili iniziative ospiti: tanto che Perin non è mai stato seriamente impegnato. Ballardini ha messo le mani anche nella fase difensiva, cresciuta di tono grazie ad un Criscito sempre più convincente sul centro-sinistra e ad un Radovanovic che, almeno in trincea, può rivelarsi utile almeno quanto Zapata, la cui ennesima ricaduta da infortunio muscolare è un ulteriore segnale di usura e, forse, rappresenta un perdonabile errore del tecnico, che forse ne ha affrettato il rientro. Presto, inoltre, il trainer potrà sfruttare a pieno regime Zappacosta, che dopo un primo tempo incolore è cresciuto, offrendo sprazzi delle sue cospicue potenzialità.

Il pari conclusivo non fa una grinza e consente un rientro nel gruppone che si giocherà la salvezza sino alla fine, con la quasi certezza che nel calderone è stato  risucchiato il Parma, forse la compagine – assieme con Spezia e Crotone – sulla quale si dovrà fare la corsa, senza peraltro perdere di vista il Cagliari.

Di sicuro, la prossima gara, chez Sassuolo, anche per il crollo dei neroverdi, non è più così proibitiva ma, a prescindere dal prossimo risultato, farà bene Preziosi a mettere in pratica gli accorati suggerimenti di mister Davide, perentorio nel chiedere un rinforzo in difesa (occorre un giocatore veloce e bravo a pressare anche lontano dai sedici metri), un uomo gol (indispensabile se dovesse partire Scamacca) e, soprattutto, una mezz’ala “di gamba”, forte negli inserimenti e possibilmente provvista di capacità balistiche.

                    PIERLUIGI GAMBINO

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