DAL LECCE L’ULTIMA ATROCE CONFERMA, LA CRISI DELLA SAMP E’ IRREVERSIBILE

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La conclamata crisi della Sampdoria raggiunge l’apice in una ventosa serata d’autunno, conclusa con i cori ricchi di rabbia, amarezza, sdegno all’indirizzo dei loro beniamini. “Meritiamo di più”, si alzava uno slogan unanime dalla Sud: la sintesi più stringente del contrasto tra la passione di una tifoseria sempre presente e vociante ed una squadra che, nella partita “dentro o fuori”, ha saputo esprimere il nulla.

Dal trittico Fiorentina-Torino-Lecce, i blucerchiati contavano di intascare non meno di quattro punti: l’hanno chiuso con un pugno di mosche e senza una sola rete all’attivo. La matricola salentina non è apparsa uno squadrone, ma ha evidenziato un’apprezzabile organizzazione difensiva ed una buonissima dose di cinismo. Non ha mai cercato di comandare il match, ma ha saputo trarre profitto dalle innumerevoli debolezze mostrate dal manipolo doriano.

Ci viene difficile eccepire sulle scelte iniziali di mister Stankovic: 3-4-1-2 con Amione, Ferrari e Murillo gendarmi, Rincon e Villar in mediana, Beres e Leris sulle fasce, Djuricic rifinitore davanti alla coppia Gabbiadini-Montevago. Per 45 minuti la Samp, pur rendendosi insidiosa solo due volte con Gabbiadini, frenato da due paratone dell’ex Falcone, ha fatto registrare un netto dominio territoriale netto concedendo ai giallorossi repliche assolutamente impalpabili. Non un assalto, quello blucerchiato, ma il solo fatto di aver piantato le tende nella metà campo ospite poteva autorizzare un golletto di vantaggio: evento materializzatosi a recupero iniziato, ma non nella porta sperata. Maldestro il lancio in avanti di Ferrari e cervellotico il colpo di tacco tentato da Villar (il peggiore in assoluto) a servire involontariamente il bomberino Colombo, involatosi indisturbato verso Audero, impallinato sul proprio palo.

L’undici dell’emergente  Baroni ha raccolto senza aver prima seminato, ma il calcio, scienza inesatta, a volte regala verdetti iniqui, favoriti però da comportamenti autolesionistici.

C’era ancora mezzo match per togliere i piedi dal fango, e mister Deki ha deciso di giocarseli subito con il baby Yepes in regìa al posto di Villar e Augello per Bereszynski e dal 10′ con Verre per Djuricic e Caputo per Montevago, incamerando risultanze alquanto deprimenti. La manovra sgorgava ancor più macchinosa, le punte latitavano e l’attenta retroguardia salentina, basata sull’ex Barcellona Umtiti e protetta magnificamente dal mediano danese Hjulmand (il migliore dei ventidue), la faceva da padrona, tanto che Falcone restava assolutamente inoperoso.

La seconda bastonata giungeva al minuto 81, favorita da un altro errore di Ferrari, che innescava un contropiede fiondante rifinito da Colombo di tacco a favore del vivacissimo coloured Banda, trovatosi solo davanti ad  Audero. Game over. Quagliarella era già entrato in luogo di Murillo in una Samp ricca di teorici cannonieri, tutti però con le polveri bagnate e non certo serviti a dovere. A sconfitta in ghiacciaia, le offensive doriane potevano anche fruttare il gol della staffa, che se non altro avrebbe spezzato il digiuno successivo al sigillo vincente di Colley a Cremona. Neppure questo è avvenuto. La Sud e… dintorni, intanto, aveva distratto migliaia di occhi dal terreno erboso per concentrarsi su una più che legittima contestazione.

Dopo 15 partite di campionato, con una sosta mai così provvidenziale, alzare già bandiera bianca sarebbe un controsenso, ma l’assoluta pochezza di questo gruppo di calciatori, ormai immersi nel più profondo scoramento, non concede soverchio spazio a qualsiasi pensiero positivo. Stankovic appare prontissimo a continuare – non è tipo che si arrenda – ma anche il suo futuro è sotto esame da parte della dirigenza. E’ chiaro come il sole, tuttavia, che senza una massiccia campagna invernale di rafforzamento, il posieguo di stagione diventerebbe un’atroce agonia. Già, ma con quali risorse intervenire?

                           PIERLUIGI GAMBINO

              

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