Genoa, bocciato l’ultimo mercato, squadra da rifare in otto giorni

Il campanello d’allarme era già scattato in Coppa Italia e a San Siro, nel debutto più difficile che si potesse immaginare, è suonato nuovamente, con un volume assordante. La salute e le qualità indiscusse dei Campioni d’Italia – privi di Lukaku, Hakimi e Lautaro ma ugualmente fortissimi – non bastano a giustificare l’assoluta, preoccupante latitanza di un Genoa sovrastato in lungo in largo. Basterebbero due cifre per illustrare una débacle assoluta: quattro reti regolari incassate, altre due annullate (giustamente) per fuorigioco millimetrici, una traversa timbrata, parecchie parate decisive del malcapitato Sirigu.

No, non c’è Inter che tenga: questo Grifone è davvero pochissima cosa, di gran lunga più debole dello scorso anno e ricco di lacune che sarà arduo colmare negli otto giorni rimanenti di mercato. Intanto, Ballardini ha già provveduto a bocciare inesorabilmente tutta o quasi la campagna di rafforzamento estiva. Lo strombazzato Ekuban non è neppure sceso in campo, Hernani e Cambiaso sono finiti sotto la doccia dopo una mezza partita da incubi, Sabelli è stato immesso solo nella ripresa e non ha certamente cambiato l’inerzia del match. Una sconfessione generale che lascia a bocca aperta ma non può definirsi ingiustificata.

Il mister ha deciso di squadernare sulla pelouse del Meazza due elementi (Kallon e Serpe) che lo scorso anno, nelle file della Primavera, hanno sfiorato la retrocessione e due altri prodotti del vivaio tornati all’ovile dopo un’annata nelle categorie inferiori: Cambiaso e, nel secondo tempo, Bianchi. Segno che i loro compagni più navigati offrivano garanzie ancor minori. Ma non è finita: ecco ripescato, come subentrante, quel Favilli che da mesi sta vanamente cercando una squadra disposta ad ingaggiarlo. Tutte mosse indotte dalla disperazione di un tecnico che si trova alle prese con un organico assai meno dotato del previsto, e anche dalla confusione che regna in società.

La mezz’ora iniziale è stata una tragedia assoluta, e non solo per le due reti al passivo. Una difesa di burro ha concesso alla Beneamata una ghiotta opportunità ogni qualvolta la sfera si avvicinava a Sirigu. Lo schieramento a cinque, con l’acerbo Cambiaso e l’adattato Sturaro sulle fasce, mostrava pertugi giganteschi in specie sull’asse mancino, dove agivano il ventenne di Sampierdarena e capitan Criscito, ripresosi dalle scoppole iniziali solo dopo mezz’ora abbondante. In mezzo, Biraschi non ha mai fatto argine e Vanheudsen, pur bramoso di mettersi in vetrina agli occhi dei dirigenti interisti, è naufragato miseramente.

In mezzo, riecco insieme Badelj e Sturaro, coppia che lo scorso anno venne presto smontata per palese incompatibilità. Il biondo prestito juventino se l’è cavicchiata con dignità, ma lo slavo ne ha azzeccate poche e il terzo centrocampista schierato, Hernani, teorico rimpiazzo (a scelta del tecnico di Strootman o di Zajc) è stato il peggiore in campo: lento, macchinoso, greve.

Infine l’attacco. Il fatto che Zio Balla sia stato spinto a partire con Pandev, 38 anni suonati, è già eloquente: pessima la risposta ricevuta dal macedone, mai incisivo. Il suo partner Kallon, se non altro, si è liberato tre volte al tiro, ciccando le prime due e obbligando nella terza il portiere Handanovic ad una parata semplicissima. Inequivocabili le sue doti in prospettiva, ma occorre che parta da destra per accentrarsi e a Milano giostrava sulla sinistra; inoltre non ha proprio le caratteristiche della prima punta.

Nel secondo tempo il trainer, forse sconvolto da tale pochezza, ha subito proposto Sabelli sulla fascia destra (nel nuovo modulo a quattro), il giovane difensore Serpe e l’attaccante Bianchi per poi lanciare anche Favilli e Melegoni. Nessuno di loro ha elevato più di tanto la resa del collettivo e proprio Favilli, solo soletto davanti al numero uno nerazzurro, invece di sfondare la rete come era nelle sue possibilità,si è fatto colpevolmente rimontare e togliere palla.

Salviamo a fatica, come detto, Rovella, regalando una sufficienza di stima a Sirigu, bombardato da ogni dove e senza colpe spedifiche sul pesante punteggio finale. Il resto della truppa va equamente diviso tra individui nettamente fuori forma e giocatori inadeguati alla categoria. Inoltre, al di là delle valutazioni individuali, lascia assai perpelssi la preparazione atletica, che già lo scorso anno aveva lasciato a desiderare. Possibile che gli interisti, in grandissima parte reduci dalle fatiche dell’Europeo, corressero a velocità doppia rispetto ad avversari che hanno potuto svolgere un lavoro estivo ottimale?

Nelle due gare ufficiali disputate nel Genoa non ha funzionato nulla, o quasi. La rosa andrebbe rivoltata come un calzino, ma il gong del mercato è terribilmente prossimo. Il Prez ci ha abituato a rush conclusivi fantastici, na stavolta dovrà davvero superarsi per affidare al Balla una rosa all’altezza. Pur contando il messicano Vasquez, ormai genoano, mancano all’appello come minimo un altro centrale difensivo, un esterno sinistro, un centrocampista di gamba e una prima punta confidente con il gol. Altrimenti non resterà che tifare ogni settimana contro le neopromosse, il Verona e lo Spezia, sperando di trovarne, alla resa dei conti, tre ancor più sprovvedute.

                        PIERLUIGI GAMBINO

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