GENOA, MENO DI MEZZA PARTITA BASTA PER L’ENNESIMA IMPRESA

All’intervallo, neppure il più ottimista dei tifosi genoani avrebbe scommesso un euro sulla rimonta del Grifo: già il pareggio finale sarebbe stato accolto come un successo. Invece, i rossoblù hanno costruito le opportunità per uno stordente uno-due che ha steso il combattivo Lecce, il cui primo tempo era stato magistrale. Il cambio di pelle è stato confermato: da un mese e mezzo la partenza è spesso difficoltosa e i secondi tempi risultano maiuscoli e vincenti.

Gilardino, obbligato dalle squalifiche di Badelj e Frendrup e da qualche assenza sulla fascia sinistra, ha dovuto schierare un Genoa altamente sperimentale, con Malinovskyi teorico facitore di gioco e Vogliacco esterno destro. L’equilibrio è durato un quarto d’ora, nel quale i rossoblù hanno bussato tre volte, ma senza eccessiva pericolosità, alla porta salentina. Poi si assistito ad un monologo ospite, contraddistinto da un rigore parato da Martinez su conclusione non perfetta di Krstovic, dal gol dello stesso centravanti con decisiva deviazione di Vssquez (che già aveva procurato il penalty) e da altre due paratone del portiere locale.

E il Genoa? Non pervenuto, prigioniero come era della propria lentezza ed approssimazione. Come già accaduto in altre esibizioni, quando manca Badelj si spegne la luce e la società non ha mai reperito sul mercato un degno rimpiazzo del croato. Thorsby ha rivelato tutti i suoi limiti tecnici e Spence è durato a buon livello una decina di minuti prima di smarrirsi. La manovra genoana, prevedibile e macchinosa, non poteva approdare a nulla di significativo e al fischio di mezza gara l’1-0 appariva persin un regalo, data la superiorità dei pugliesi, che correvano a velocità doppia e puntavano su un collaudato collettivo più che sulle individualità. Per registrare una mezza partita così incolore occorre risalire alle primissime esibizioni di campionato.

Il riposo portava consiglio a Gilardino, sollecito a spedire sotto le docce Spence e Thorsby a pro di Sabelli, fresco reduce da infortunio (altrimenti sarebbe partito titolare) ed Ekuban, il quale cambiava letteralmente la partita con la sua vivacità. Subito si registrava un’emozione: palo timbrato da Malinovsky e sulla ribattuta miracolo del numero uno Falcone su Vasquez. Poco oltre, un altro intervento decisivo di Martinez, stavolta su Sansone, esauriva il taccuino delle occasioni di marca leccese.

Da quel momento la crescita del Grifo non è stata perentoria ma costante, tuttavia occorreva il classico episodio per svoltare: prezioso fallo da limite guadagnato dallo scatenato Ekuban e punizione al bacio di Gudmudsson stapatasi contro la sbarra. Agevole il liberatorio tap-in da mezzo metro di Retegui per l’esultanza dei trentamila presenti a Marassi nonostante l’orario prandiale.

Il pari incassato svuotava di energie e convinzione i giallorossi moltiplicando le energie dei rossoblù, che subito con il coloured si divorava il gol del sorpasso (autentico prodigio di Falcone). Impresa rinviata di due soli minuti. Qui la partecipazione era nutrita: tentativo da sinistra di Vasquez deviato contro la sbarra, palla a Retegui che lucidamente serviva Ekuban, autore di una mezza rovesciata da favola.

Correva il 76′ e in teoria la banda di D’Aversa aveva tutto il tempo per replicare, ma non più la forza. Nell’ultimo quarto d’ora il fortino rossoblù resisteva senza alcun brivido e così andavano in porto il secondo exploit consecutivo e il settimo risultato utile di fila. Numeri pazzeschi per una neopromossa che, già approdata a quota 28, ha ormai ipotecato la salvezza sopperendo a numerose e pesantissime assenze e ad una forma contingente non certo scoppiettante di parecchi giocatori. L’eroe di giornata è Ekuban, stavolta cigno e non pulcino nero proprio come a Reggio Emilia, ma pure in questa occasione i gemelli del gol, pur in una giornata non limpidissima, hanno impresso il loro marchio sul match.

                       PIERLUIGI GAMBINO

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