Genoa, tre punti di puro ossigeno e torna a fiorire la speranziella

Il cuore del Genoa continua a battere, il Grifo è ancora vivo. A distanza di sei giorni, altro rigore a favore a tempo abbondantemente scaduto, e stavolta Mimmo Criscito si è preso una perentoria rivincita contro il destino infilando il portiere della Juve e rianimando un ambiente approdato in un amen al delirio collettivo.

Il secondo tempo è stato un’incredibile altalena di emozioni da una porta all’altra, un ottovolante impazzito e capace di procurare brividi continui. Alla fine, ha vinto il Genoa, ma poteva vincere la  Vecchia Signora, che a metà ripresa si è vista negare il 2-0 dal palo su conclusione ancora di Dybala, l’uomo che ha lungamente fatto la differenza.

In quel momento, i rossoblù parevano cotti e rassegnati. I bianconeri attaccavano in massa negli spazi e lasciavano balenare un castigo severissimo per gli avversari. L’arbitro Sozza teneva in piedi il match assegnando dapprima un penalty a Madama e poi cancellando la propria decisione previa osservazione al Var. Con la Juve coinvolta, un episodio inedito.

Il Genoa, sospinto da un pubblico fantastico, ha avuto il merito di non arrendersi e di spendere in un finale incandescente le residue energie rimaste. Proprio gli ultimi entrati, Gundmudsson e Yeboah, sono stati i firmatari della rimonta. Il primo con un diagonale ravvicinato imparabile su sontuoso assist di Amiri e il secondo con un’incursione arrestata dall’ingenuo De Sciglio con uno sgambetto da penalty sul quale Sozza e il Var non potevano sorvolare. Tra i due gol della storica rimonta, ecco un’opportunità pazzesca capitata ad Amiri e sciupata con un tiraccio addosso a Szczesny e subito dopo l’altrettanto clamorosa palla gol gettata al vento da Kean a capo di un contropiede ospite tre contro uno.

La lotteria conclusiva ha premiato i rossoblù, che nulla hanno rubato e rispetto ad altre partite (in primis il derby) hanno perlomeno cercato la vittoria con pervicacia, pur correndo numerosi rischi di capitolazione.

Negare che la Vecchia Signora si sia presentata in abiti abbastanza dimessi, però, sarebbe un insulto all’onestà critica. Va inoltre aggiunto che sino all’intervallo si era visto il Genoa di sempre, magari intraprendente e volitivo ma tremendamente impalpabile nei pressi della porta rivale. Destro, l’unica punta fissa, non è mai pervenuto, ma alle sue spalle nessuno lo ha assecondato forzando una giocata personale oppure inserendosi in area a rimorchio con la necessaria tempestività. La Juve, mentalmente protesa alla finale di Coppa Italia, in programma mercoledì prossimo, non ha entusiasmato pur rendendosi maggiormente insidiosa in zona gol ed ha concesso ai rossoblù di sbizzarrirsi almeno sino alla trequarti. L’unico intervento del portiere polacco, però, è stato compiuto appena prima del riposo su una sassata di Portanova che, pur senza ovviare ai suoi limiti tecnici, era stato il genoano più ficcante e continuo.

La ripresa si è aperta con un cross rasoterra di Criscito (prestazione maiuscola, la sua, tale da suscitare valanghe di rimpianti per la sua lunga assenza) che Destro ha sprecato in girata confermandosi in pessime condizioni di forma. Poi, il gol bianconero: prodezza di Dybala, capace di mirare con il goniometro l’angolino basso, ma all’inizio della trama Melegoni – il peggiore in assoluto della truppa blessiniana – si era lasciato spostare come un fuscello da una spallata di Kean: un peccato gravissimo. Inevitabile che l’ex atalantino e Portanova, ormai sfinito, finissero presto negli spogliatoi, imitati al 68′ da un Destro ancora una volta impalpabile.

Stavolta i cambi – compreso l’ingresso d Ekuban, se non altro vivo e tonico, seppur impreciso – hanno dato pienissima ragione al mister tedesco ed ecco, in quel convulso epilogo, degno di un capolavoro di Hitchkock, il Grifone andare due volte a bersaglio: impresa rarissima in questo campionato rossoblù così avaro di segnature e mai registrata durante l’era Blessin.

Comunque finisca il drammatico scontro diretto tra Salernitana e Cagliari, l’aritmetica terrà in vita i rossoblù per un’ulteriore settimana, ed è già tantissima roba. Più di così non si poteva pretendere da una serata che non lasciava presagire nulla di confortante.

                       PIERLUIGI GAMBINO

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