GRANDE SOLTANTO CON LE GRANDI, LA SAMP RICADE NEI VECCHI ERRORI

Grande con le grandi, piccolissima con le piccole. La Samp è questa, prendere o lasciare: nel giro di cinque giorni passa dalle stelle della storica impresa sull’Inter alle stalle della partitaccia al Picco. Complimenti allo Spezia, che ha fortissimamente cercato un’altra vittoria targata salvezza, ma i blucerchiati le hanno spianato la strada con una prestazione anodina, molle, fiacca. Vero che nel calcio d’oggi è spesso più agevole fronteggiare una big piuttosto che una pericolante, ma c’è un limite anche a questi mezzi paradossi. 

D’altronde, la pattuglia di Ranieri  ci ha abituati da tempo ad una certa incostanza di rendimento: quando sembra che abbia imboccato il sentiero della felicità, eccola ripiombare nel buio. Concediamole la stanchezza per la superfatica di fronte alla Beneamata e mettiamoci pure la straordinaria carica agonistica di uno Spezia assatanato dal principio alla fine, ma la Samp ha proprio sbagliato partita, ripetendo la prova inconsistente che aveva permesso al Bologna di sbancare Marassi.

Normale che in parte della tifoseria sorga un sospetto: che, analizzando la classifica, che vede la Samp cosiccome il Benevento  nel limbo, senza veri timori di retrocedere e neppure speranze concrete di Europa, i blucerchiati se la sfanghino da qui a maggio cercando il colpaccio qualificante a spese degli squadroni per poi distrarsi in gare meno stuzzicanti. 

Il primo tempo di Ekdal e compagni è stato da cinque e mezzo, ad essere generosi. Se non altro, lo squillo del gol di Candreva, a pareggiare con mediatezza il vantaggio spezzino firmato Terzi (un difensore entrale, bravo a sfruttare la sponda dell’altro centrale, Chabot), ha acceso per un attimo l’entusiasmo della gente doriana, ma anche in questa circostanza, più che l’abilità di Damsgaard ad inizio azione, del felice crossatore Jankto e del giustiziere ex interista si è notata la straordinaria ingenuità dei locali, tutti riversati in avanti nonostante il risultato favorevole. La fisicità degli aquilotti, sempre primi su ogni palloni, ha infastidito i più compassati doriani, tra i quali Bereszynski,al ritorno dl primo minuto, è parso ancora lontano da una condizione accettabile e Keita, dopo la super prova e gli applausi rimediati contro l’Inter, ha accusato qualche prevedibile pausa di ordine atletico.

Il pari al’intervallo pareva una premessa ad una ripresa in ascesa per la Samp, che invece ha mantenuto il tran-tran precedente regalando il nuovo vantaggio ai “cugini” con Thorsby, la cui netta spinta su Pobega, protesa a raccogliere un cross dalla destra, non pogteva essere ignorata dall’arbitro, che era a due passi.

Mancava ancora mezz’ora più recupero per raddrizzare la serata, ma troppo pallida è stata la reazione di una squadra che, pu rinferiore fisicamente, avrebbe dovuto imporre la propria chiarissima superiorità tecnica. Invece ha insistito sui lanci lunghi – e spesso imprecisi – dalla difesa verso attaccanti non certo abili nel gioco aereo, faciltando i marcantoni di Italiano. 

Ranieri, dal canto suo, è ricaduto nella trappola, sempre più frequente, delle sostituzioni tardive. Poteva starci l’iniziale esclusione di Quagliarella e Verre  anche per premiare gli eroi di mercoledì scorso – ma lasciarsi in panca sino al 78′ è stato delittuoso, constatata l’impotenza offensiva dei titolari. Con ciò non neppure i due subentrati, al pari di Ramirez, immesso verso i titoli di coda, hanno combinato cose egregie in un finale di gare che ha visto la Samp sfiorare il pari solo con Yoshida di testa in mischia in un serrate appena più perentorio rispetto ai minuti precedenti. Poco, quasi nulla per legittimare un verdetto meno sgradevole.

                              PIERLUIGI GAMBINO

                           

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