Il primo Genoa si congeda con dignità. In avanti non può bastare Caicedo

Si temeva un’altra goleada al passivo ed invece il Genoa ancora provvisorio di quest’avvio di torneo ha fatto sudare le classiche sette camicie al blasonato Napoli, vittorioso solo nel finale. Zio Balla aveva promesso un’altra squadra rispetto alle brutture di San Siro ed ha mantenuto la promessa, coadiuvato da un gruppo che ha metabolizzato la lezione con l’Inter e deciso di sfoderare una prestazione di orgoglio e di sostanza.

Per oltre mezz’ora i rossoblù hanno giocato al livello del Ciuccio, pagando come era logico alla distanza  quel giro di palla costante dei partenopei, che si sono comportati come certi pugili privi del colpo da ko ma bravissimi a sfiancare l’avversario. Nella ripresa, riveduto e corretto da Ballardini, il Grifone sin troppo offensivo ha cambiato marcia, pervenendo una prima volta al pareggio (negato dal Var per una delle situazioni ormai abituali che, nell’area opposta, sarebbero state certamente giudicate in modo opposto) e poi agguantandolo in piena legittimità grazie al contributo di Rovella, del crossatore Ghiglione e della rivelazione Cambiaso, puntuale come un rapace sul secondo palo.

Era ovvio e prevedibile che la banda di Spalletti insistesse nuovamente, favorita nel forcing da qualche mossa ballardiniana perlomeno discutibile. L’uscita dell’aitante Vanheudsen a pro di Masiello ha privato la difesa rossoblù dell’unica torre, e forse non è un caso che su Petagna, fromboliere inserito in corsa dal tecnico ospite per conferire fisicità alla prima linea, fosse in quell’attimo contrastato proprio dal 35enne ex atalantino, tutto meno che un gigante.

Se il match fosse finito in parità, nessuno avrebbe potuto gridare allo scandalo, ma ci sta di perdere col minimo scarto di fronte ad una candidata alla Champions, pur mancante (va riconosciuto) di Osimhen e Zielinski. Risultato a parte, sono svariate le notazioni confortanti, a partire dalla recita di Cambiaso, che ha zittito i suoi numerosissimi denigratori, dimostrandosi all’altezza almeno di un futuro co-titolarato. Da promuovere a pieni voti il portiere Sirigu e la difesa tutta, almeno sin quando il Napoli è stato privo di uomini strutturati. A centrocampo pregevole conferma per un Rovella sempre più convincente ed un’ottima risposta di Badelj, sottotono al Meazza. Bocciatura piena, invece, per Hernani, che sarà anche fuori condizione – massiccio com’è – ma avrebbe almeno potuto offrire qualche spunto felice. Esasperante la sua lentezza e quella sua abitudine a stoppare ogni pallone e poi a guardarsi attorno, stroncando sul nascere qualsiasi iniziative in velocità.

In attacco mille attenuanti merita Ekuban che, impiegato come unica punta lungo tutto il primo tempo, ha subito offerto parecchie sponde ai compagni per poi spegnersi come uno zolfanello. Nella ripresa, pur in un Genoa assai più volitivo e intraprendente, il vecchio Pandev si è barcamenato, ma Kallon non è mai entrato in partita e Buksa, finito spesso nelle grinfie di Koulibaly, è parso un… pulcino bagnato.

In definitiva, Zio Balla ha cavato dal Grifo in smobilitazione il 110 per cento delle possibilità, ma sa benissimo che – auspice la frenesia de , poco o tanto alimentato dai denari americani – la squadra che si presenterà tra due week-end a Cagliari sarà ben diversa da quella esibitasi per due partite. Con Maksimovic e Vasquez si guadagneranno in retroguardia chili di muscoli e centimetri ( chissà che non giunga un terzo rinforzo…) e identico discorso vale a centrocampo con l’inserimento di Touré. Niente male anche Fares, esterno sinistro, ma è assai più urgente l’acquisto di uno specialista per l’altra fascia. E se arrivasse ancora un elemento per la mediana….

In avanti ok Caicedo – e ci mancherebbe – ma la probabile beffa targata Lammers lascerebbe aperta una lacuna grande come una piazza d’armi. I ragazzotti ammirati nei primi 180 minuti stagione, infatti, hanno bisogno di mangiare parecchie pagnotte prima di potersi rendersi degni della serie A.

                     PIERLUIGI GAMBINO

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