La gara con il Bologna non interessa congedo son i tifosi protagonisti

Se il numero e la passione dei tifosi fosse proporzionato ai risultati sportivi ottenuti, il Genoa sarebbe già sparito o, almeno, un’entità esigua. Invece attorno al Vecchio Balordo, dopo decenni di amarezze ben superiori alle gioie, entusiasmo e speranza accompagnano persino un fresco funerale sportivo. La risposta alle sarcastiche esequie officiate dai “cugini” doriani si materializzerà in occasione della platonicissima gara col Bologna: sui balconi cittadini campeggeranno bandiere e sciarpe rossoblù e dopo il fischio finale da Marassi partirà un corteo di tifosi genoani verso piazzale Kennedy, teatro di una sorta di pacifica – quasi festosa – kermesse.
Sì perché il popolo genoano, andando controcorrente, sta archiviando la peggior stagione degli ultimi tre lustri come l’avvio di una rinascita, dovuta – sia chiaro – non al pessimo risultato sportivo, ma alla liberazione dal giogo di Enrico Preziosi, che dopo aver regalato soddisfazioni e motivi di orgoglio per quasi un decennio, ha lasciato che il patrimonio tecnico degradasse progressivamente e lo scorso autunno la salutato la compagnia lasciando voragini spaventose sia nella squadra, sia – soprattutto – nella società: debiti sproporzionati alla caratura del club e ai risultati sportivi ottenuti e totale mancanza di un qualsiasi bene tangibile (sede di proprietà, un centro sportivo). Insomma, un capolavoro di disinteresse che ha annullato tutto quanto di felice era stato prodotto nelle gestioni iniziali.

Al Ferraris non sono previsti applausi per i pedatori genoani, che – al di là dell’impegno personale profuso – hanno offerto alla propria gente solo sporadici motivi di esultanza e riguardo a mister Blessin assisteremo alla sola divisione intestina: c’è chi lo saluterà con un invito a riprovarci, ovviamente con altri attori, e chi invece lo accomunerà ai protagonisti in campo, insistendo sulla totale assenza di un gioco propositivo e minimamente insidioso per gli avversari di turno.

Le scalee del Tempio, comunque, presenteranno un ottimo colpo d’occhio, e non solo per via dei prezzi stracciati dei biglietti. I genoani intendono dimostrare che ci sono e sempre ci saranno, nella buona come nella cattiva sorte, a prescindere da chi li rappresenta (spesso indegnamente).

Per chi resta comunque interessato alle strette vicende calcistiche, possiamo aggiungere che l’undici anti-Bologna almeno inizialmente non si discosterà granché da quello di Napoli. Mancherà Badelj, che in questi ultimi mesi ha tirato la carretta, e al suo posto dovrebbe giocare Frendrup, come partner di Galdames: a meno che non si consenta un congedo a Rovella, prossimo ad aggregarsi finalmente alla Juve. Confermata la difesa – con  Mimmo Criscito propenso ad un “arrivederci” e non ad un “addio” – in avanti potrebbe trovare posto Mattia Destro, che negli ultimi mesi ha visto crollare il numero dei personali sostenitori. Magari in corso d’opera, è possibile un’apparizione di Cambiaso e Ghiglione, enfant su pays reduci da mesi difficili: chissà che il nuovo Genoa non parta da loro.

Da lunedì tocca ai dirigenti sciogliere svariati nodi. Qualcuno di loro – non solo il presidente-tifoso Zangrillo – salirà sul palco di piazzale Kennedy per lanciare un segnale di continuità e di speranza. Chi ci mette la faccia merita sempre rispetto, ma l’appoggio che riserveranno è una cambiale da esigere: toccherà a loro, nei prossimi tempi, dimostrare di aver recepito la lezione.

                                       PIERLUIGI GAMBINO

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