LA NUOVA SAMP TIENE BENE IL CAMPO MA OCCORRE BEN ALTRA CONCRETEZZA

“Non meritavamo di perdere”. Univoca la litania che migliaia di tifosi doriani hanno recitato al termine della gara col Milan. Difficile dar loro torto: non è bastato, per scongiurare la sconfitta, offrire 90 minuti ricchi di abnegazione e dinamismo oltre a comandare a lungo sotto il profilo territoriale una partita più equilibrata di quanto si potesse immaginare alla vigilia. Nel calcio, da sempre, tra le qualità decisive troviamo la concretezza, e sotto quest’aspetto gli uomini di D’Aversa hanno lasciato parecchio a desiderare. In primis, due di loro debbono autoincolparsi per il gol di Diaz che ha sbloccato il risultato nei minuti iniziali. Imperdonabile la mollezza con la quale Augello, sulla fascia di competenza, ha cercato di contrastare Calabria che, pur non essendo un colosso, gli ha affibbiato di mestiere la spintarella determinante per liberarsi di lui. Sul cross del capitano rossonero, la palla sbucciata da Diaz era tutt’altro che irresistibile, ma Audero, evidentemente non in uno stato di forma scoppiettante, si è opposto col classico braccino lasciandosi sfiggire la sfera alle spalle. Una rete evitabilissima, che ha trasformato la sfida in una discesa dolomitica. Nel prosieguo la Samp ha reagito, ma nel primo tempo ha realmente impegnato il sicurissimo portere Maignan (degno erede di Donnarumma) solo con una punizione di Gabbiadini deviata sulla parte della trasversale. Più insidioso nelle ripartenze il Diavolo, che sin dai primi minuti ha fondato la propria partita sul contropiede e su una fae difensiva efficacissima. Nella ripresa, i blucerchiati avrebbero potuto sfruttare uno sbaglio di Hernandez con Gabbiadini, che ha però strozzato il diagonale consentendo al portiere ospite di intervenire di piede, e nel finale hanno sciupato ua opportunità abbastanza ghiotta con Verre che – subentrato all’infortunato Gabbiadini – ha conferito ben altro brio e pericolositò alle manovre blucerchiate. Un’attenuante va senz’altro riconosciuta agli avanti blucerchiati: la salezza difensiva di un Milan che in avanti ha spesso sparato a salve, ma indietro si è comportato egregiamente, con i due centrali Tomori e Kjaer in grande spolvero e due mediani come Krunic e Tonali dediti principalmente alla fase di filtro. Occorreva ben altra forza d’urto di quella manifestata da Quagliarella e dalle tre mezze punte che l’hanno supportato. Gabbiadini è una punta che nel ruolo di rifinitore centrale ha trovato rari sbocchi, ma anche Candreva e Damsgaard hanno concesso alla platea ben pochi spunti felici, contribuendo a vanificiare il gran lavoro – specie nel recupero palla – svolto da Ekdal e, soprattutto, Thorsby.

Lo stesso capitano doriano per almeno tre quarti di gara si è battuto come un leone prima di calare nel finale, ma contro quei po’ po’ di gendarmi più che guadangnare parecchi falli non ha potuto. Non è da lui trascorrere un intero match senza sferrare una conclusione verso la porta avversaria. Da rivedere anche la difesa, pur innervata dai due centrali titolari al rientro: Colley ha giganteggiato e Yoshida ha concesso le briciole a Giroud, ma i due terzini Augello e Bereszynski non hanno superato l’esame concedendo troppo spazio ai laterali milanisti e latitando più del solito in fase di spinta. Alla fin fine, una Samp dignitosa, che ha tenuto il campo con merito e nulla avrebbe rubato se fosse pervenuta al pareggio. Certi limiti in zona gol però preoccupano. Ieri il parco alternative in prima linea era terribilmente vuoto e l’infortunio piuttosto grave occorso a Gabbiadini (si teme uno stop non brevissimo) ridurrà ulteriormente il margine operativo di mister D’Aversa. Dal mercato dovrà giungere assolutamente una prima punta vocata al gol, ma potrebbe non bastare: occorre un attaccante ulteriore, in specie dopo la partenza di Jankto. Tutto ciò nella vivida speranza che il Viperetta resista sino in fondo alla tentazione di privarsi di un altro pezzo da novanta (Thorsby designato numero uno). Sarebbe davvero un peccato toccare l’ingranaggio che il trainer abruzzese sta tentando di far funzionare al meglio. Bisogna ancora crescere nella praticità, ma si sono visti sprazzi di gioco rimarchevoli e inediti, e si è ammirata una diversa mentalità, ben più coraggiosa rispetto allo scorso anno: frutto della “mano” del nuovo tecnico. Riguardo agli obiettivi stagionali è necessaria una pausa di riflessione sino al 31 agosto: ogni mossa in entrata e in uscita ci costringerà ad aggiornarli.

PIERLUIGI GAMBINO

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