LA SAMP CON LA MENTE LIBERA E’ CAPACE DI COSE PAZZESCHE

I ventiduemila che hanno scalato i gradoni del Ferraris (cifra pazzesca, trattandosi di un lunedì tardo pomeriggio) per applaudire una Samp già salva non rimpiangeranno certamente i denari spesi per il biglietto. I loro beniamini li hanno deliziati con una partita capolavoro, condita da quattro gol, giocate fantastiche e una totale padronanza del campo, a dispetto delle ambizioni europee di una Fiorentina letteralmente annichilita.

Questo congedo casalingo ha dimostrato per l’ennesima volta che è la mente a muovere e indirizzare le gambe. La Samp, trovatasi inaspettatamente immersa nella bagarre salvezza, alla quale non era preparata, finalmente è scesa in campo con la testa libera, senza assilli di classifica ed ha prodotto un calcio di primissimo livello, lontano anni luce da quello messo in mostra durante i mesi di sofferenza e di paura.

Un’altra squadra, davvero irriconoscibile, che proprio nella serata più felice ha accresciuto i rimpianti di tutti per la propria fragilità psicologica. Senza il peso di una permanenza in A da conquistare, ha dato un calcio poderoso alle prudenze, ai freni inibitori e improvvisamente ha sciorinato tutta la qualità di cui i suoi giocatori sono sempre stati accreditati.

Il primo tempo è stato forse il migliore dell’annata: didascalico sotto ogni aspetto. Gli strombazzati viola di Italiano, soffocati da un pressing asfissiante, hanno impiegato parecchi minuti prima di giungere alla metà campo palla al piede, rischiando più volte la capitolazione. Mai vista una Samp così lucida, armonica, efficace, a tratti irresistibile, passata in vantaggio grazie a Ferrari, difensore centrale forse sottovalutato, e capace di raddoppiare con una perla di capitan Quagliarella: uno scavetto magico, che un giocatore normale non può offrire. Un colpo da campione, preceduto da una mezz’ora di felici intuizioni personali: serviva la ciliegina, ed eccola, incantevole.

La Viola, piuttosto appassita, è stata a lungo mercé della brillantezza di Sabiri, della resurrezione di Candreva, della concretezza di Thorsby e Rincon, superbi lottatori. Sino all’intervallo, una sola palla gol per gli ospiti, sciupata da Bonaventura, a fronte degli innumerevoli tentativi doriani.

Nella ripresa si è assistito ad un’altra versione, egualmente redditizia, della Samp, che ha controllato la reazione dei toscani senza fare una piega, con disinvoltura disarmante, e ogni quavolta si è affacciata mella metà campo rivale ha inciso come una lama nel burro, Il contropiede del tris, avviato dallo straripante Sabiri, rifinito da Candreva e ultimato da Thorsby, ha visto cinque blucerchiati in area viola: segno di coraggio, di consapevolezza nei propri mezzi, di autorità. E il poker è stato un premio strameritato per il giovane marocchino, fulgida rivelazione di questo girone di ritorno: una rasoiata imprendibile a pelo d’erba.

Il popolo doriano, in estasi, ha ritmato la festa esibendo immagini cimiteriali all’indirizzo dei cugini scesi agli inferi, e certamente non li ha turbati né la rete fiorentina della staffa (una sbracciata galeotta del neo entrato Trimboli, pescata col microscopio dal varista), né l’espulsione per proteste di Colley che evidentemente, dopo un campionato superlativo, non aveva granché voglia di guerreggiare con Lautaro e Dzeko in una gara da vittima sacrificale.

Un saluto così esaltante al pubblico amico non è fine a se stessa, ma va interpretata come una promessa di qualche gioia più frequente da proiettare sul prossimo campionato. Prima, toccherà alla dirigenza trascorrere la restante fetta di primavera e forse l’inizio estate alla caccia di un compratore. Una partita sui generis, che la fresca salvezza dovrebbe però rendere meno improba.

                     PIERLUIGI GAMBINO

          

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