La scossa giunta dai panchina e finalmente c’è un uomo d’area

Stavolta mister Ranieri ha mutato volto alla Samp in tempo utile non solo per scongiurare un’altra cocente sconfitta ma addirittura per vincere. Per un’ora i blucerchiati hanno patito enormemente la superiorità fisica di un’Udinese cui è bastato un solo giocatore tecnicamente oltre la media, De Paul, per trovarsi meritatamente in vantaggio.

I cambi decisi dal testaccino a ripresa inoltrata ma non troppo tardi hanno rivoltato il match come un calzino. Keita ha conferito imprevedibilità (peccato per il 3-1divorato nel finale), Thorsby robustezza a centrocampo e Torregrossa incisività in zona gol. Tre innesti provvidenziali (prima di quello anch’esso riuscito di Ramirez nei minuti conclusivi), che hanno cancellato il vuoto pneumatico offerto in precedenza da Quagliarella. Damsgaard e Verre, impalpabili. Senza quel trio in campo, i blucerchiati sono stati succubi di un’Udinese più volitiva e decisa, capace prima dell’intervallo di timbrare una traversa, sbagliare un gol fatto oltre ad esaltare le doti di un prodigioso Audero, autore di una respinta a mano aperta quando era a terra ed appariva ormai condannato al peggio. Sull’altro fronte un unico tentativo in girata di Quagliarella, spettacolare ma non irresistibile. Pochissima cosa, come d’altronde era prevedibile tenuto conto dello scarsissimo peso di una prima linea ricca di folletti  letteralmente travolti dai marcantoni rivali.

La rete ospite, registrata nella ripresa, ha visto sugli scudi lo straordinario De Paul ma pure chiamato in causa una mediana blucerhiata tagliata a fette come un panino di burro da un’accelerata improvvisa nella zona centrale del campo. Quella Samp in balìa degli avversari non aveva chances di rimonta. Ranieri ha atteso ancora una manciata di minuti, poi ha immesso l’artiglieria pesante. Se Thorsby fosse stato tra i titolari, De Paul non avrebbe goduto di tutta quella libertà: al norvegese è bastata mezz’oretta per confermarsi indispensabile in fase di filtro. Quando lui è fuori, il collettivo perde qualsiasi equilibrio e si consegna anche ad antagonisti non trascendentali come i bianconeri.

L’ingresso di Torregrossa, appena approdato in blucerchiato, era la classica carta della disperazione. Anche lui, al pari di Keita, ha contibuito a chiudere i friulani nella propria area e dopo una mischia sventata a fatica, ecco al secondo tentativo il rigore conquistato con abnegazione da Candreva, poi implacabile e beffardo esecutore dal dischetto.

Mancava la ciliegina e chi se non l’ultimo arrivato poteva offrirla? La sua inzuccata non vale solo due punti, ma rimarca l’intuito della dirigenza, diretta quasi subito verso di lui per colmare la lacuna dell’uomo d’area, emersa sin dai primi capitoli del campionato. E qui la società, che dopo l’addio di Zapata non aveva più provveduto, ha meritato una critica. Adesso, con l’ex bresciano come prima punta, la via del gol sarà più agevole, e pazienza se capitan Quagirella, uscito dal campo con uno sguardo cupo, dovrà rassegnarsi a giocare meno. Impiegato all’Altafini, potrebbe allungarsi la carriera e contribuire ancora alle fortune doriane.

                                 PIERLUIGI GAMBINO

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