LA SOLITA SAMP CHE NON SEGNA, IL BARATRO E’ SEMPRE PIU’ VICINO

stankovic

Ci sono pareggi e pareggi. Quello con l’Inter valeva una vittoria, questo con la Salernitana ha i contorni di una sconfitta e della resa blucerchiata nell’impari guerra per la salvezza. Non è bastato a Rincon e compagni un secondo tempo all’arrembaggio per spezzare il tabù stagionale in fatto di successi casalinghi e regalare a Stankovic la prima rete marassina su azione. E questo doppio record pesa come un macigno nelle prospettive di una squadra che in fase difensiv non è inferiore alle concorrenti, ma in avanti continua ad esser impalpabile.

Incolore il primo tempo dei doriani, condizionato dall’abulia disamante e provocatoria di Sabiri, cacciato dal prima del riposo da mister Deki, esasperato per certi atteggiamenti inqualificabili. E’ probabile che il rapporto del futuro viola con la Sampdoria si sia esaurito in questa circostanza. 

Doverosa la sostituzione, ma si può discutere sulle scelta del rimpiazzo: a sorpresa, Gunter, un difensore puro, con spostamento di Zanoli sulla fascia e avanzamento di Leris sulla linea delle punte. 

Prima e dopo il cambio, comunque, i blucerchiati hanno pasticciato parecchio, impegnando il portiere ospite Ochoa solo con un tiro senza pretese di Leris. Sul fronte opposto, ecco Audero dapprima scongiurare la capitolazione sbarrando il passo all’ex compagno Candreva, che gli ha calciato addosso, e poi deviando con un tuffo felino sulla propria destra una punizione velenosa destinata all’angolo basso. 

Non si può però sostenere che i granata avrebbero legittimato il vantaggio, pur apparendo più veloci e manovrieri. La trama doriana invece si spegneva regolarmente sulla trequarti, dati gli errori a ripetizione di Cuisance e la scarsa brillantezza dell’indomito ma sconclusionato Jesé Rodriguez, l’uomo più avanzato. La rabbia agonistica non è mai mancata, ma occorreva ben altra lucidità.

Dopo l’intervallo, ecco il match accendersi soprattutto grazie all’accelerata di una Samp più decisa a piantar le tende nella metà campo ospite. I campani ogni tanto si affiacciavano verso Audero, ma anch’essi palesavano gravi limiti di pericolosità, dimostrando che la loro classifica nn certo entusiasmante non è casuale. La gara si inaspriva, le rudezze da entrambe le parti si moltiplicavano, ma quest’agonismo spinto non cagionava emozioni vere e proprie.

Scoccata l’ora di gioco, Stankovic optava per un triplo cambio, inserendo il giovane Malagrida, Murru e, finalmente, Quagliarella, invocato da uno stadio intero. La pressione doriana cresceva di tono, parecchi palloni – dalla bandierina o su calcio fermo – planavano in area, ma il taccuino della cronaca registarava solo un rasoterra del quarantenne Fabio fuori di poco e la traversa scheggiata da Cuisance quando il gioco era già stato interrotto per fuorigioco del capitano. Anche la Salernitana ha creato un’opportunità con Maggiore, sventata in extremis d Gunter, ma stavolta – se non altro – l’ennesima beffa non si è materializzata, 

All’intenso, disperato serrate doriano dal ’79 ha partecipato pure il redivivo De Luca, altro indomito combattente, ma la difesa ospite ha sempre fatto buona guardia, riuscendo a controllare i volenterosi ma sterili tentativi di una Samp non precisissima nei traversoni, scarsamente propensa a provarci dalla distanza  e latitante al momento della deviazione vincente. Anche stavolta mister Deki – privo degli infortunati Gabbiadini e Lammers – ha sciorinato tutti i giocatori offensivi a disposizione, ma senza costrutto. Le carenze doriane in zona gol rappresentano un fenomeno negativo di respiro europeo, non solo nazionale, e sotto quest’aspetto non si intravvede una via d’uscita.

E’ trascorsa un’altra giornata di campionato senza che il distacco dalla zona salvezza sia diminuito, ma soprattutto si è sciupata un’opportunità ghiottissima di spezzare la crisi, poiché la Salernitana vista al Ferraris è parsa alquanto modesta, specialmente in fase offensiva. 

Guai ad ammainare bandiera in anticipo, ma il baratro è sempre più vicino e ormai resta solo l’aritmetica come una sottile paratia a separare la Samp da una fine ingloriosa.

                     PIERLUIGI GAMBINO

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