mantovano presenta”Tempi Interessanti”

Mantovano è un artista indipendente, cantautore e musicista poli-strumentista calabrese, laureato in Musicologia a Bologna dove presenta una tesi di laurea sull’alternative rock anni Novanta e le sue ripercussioni artistiche e culturali in Italia.

In passato è frontman della band “Sebo” con cui pubblica due Ep – Ombre (2015) e SMAC (2016) – e conquista importanti traguardi come la condivisione del palco con artisti quali Rachele Bastreghi (Baustelle), Modena City Ramblers, Paolo Vivaldi, etc.

Il mood sonoro di mantovano riflette un carattere antitetico, rivela un sound diretto e violento ma anche etereo e sognante, il tutto corroborato da atmosfere piacevolmente dark.

La sua penna tende ad uno stile molto spesso criptico, elegante e sarcastico, ma che di certo non denigra la leggerezza narrativa di una forma decisamente più diretta.

“Tempi Interessanti” è il singolo d’esordio di mantovano disponibile su tutte le piattaforme digitali di streaming da martedì 16 gennaio.

Link streaming Spotify: https://open.spotify.com/intl-it/album/6Ayhl7QRZIDyPAnGUEqHw7

Link per gli stores digitali: https://music.imusician.pro/a/AkG0mbZa

E’ appena uscito il tuo singolo di esordio dal titolo Tempi interessanti. Puoi presentarlo in poche righe ai nostri lettori?

Tempi Interessanti è una canzone di protesta verso le brutture del mondo contemporaneo: le guerre e la pandemia ci hanno catapultato in uno scenario di incertezza ed isolamento da cui è difficile evadere. È nostro il potere di riuscire a cambiare le cose, a ricercare la bellezza, a volerla estrapolare a tutti i costi e non volgere lo sguardo altrove. Riusciamo a fare altrimenti?

Nel ritornello di Tempi interessanti viene citato e parafrasato un passo de All’amato me stesso di Vladimir Majakovskij. Come mai questo riferimento proprio a questo autore molto usato dai gruppi di alternative rock?

La poetica di Majakovskij fa certamente appiglio allo spirito rivoluzionario dell’autore divenendo, a tutti gli effetti, un’estensione dello stesso. Le sue composizioni fanno riferimento alle problematiche sociali di un periodo storico cruciale in cui ci si opponeva ad ogni forma di oppressione o totalitarismo: egli ne ha fatto la sua ragione di vita. In ogni caso apprezzo Majakovskij per il modo in cui riusciva a legare, attraverso la sua penna, l’impegno sociale e l’interiorità più profonda del suo essere. All’amato me stesso è una delle sue opere che più ho apprezzato per il suo piglio decadente, per il suo essere oscura e brillante allo stesso tempo, per la sua duplicità divisa tra bene e male.

Nel rock alternativo secondo te c’è bisogno di un maggior uso dell’elettronica?

Non per forza, non credo ci siano regole o scienze esatte nelle scelte stilistiche di qualsiasi genere musicale. Sicuramente far riferimento alle suggestioni che si hanno dal proprio background di ascolti è un buon metodo per creare commistioni interessanti. L’unico ingrediente necessario – nell’arte in generale, quindi anche nella musica – è l’essere veri, rimanere se stessi senza mai piegarsi alle estetiche che ci vogliono imporre.

Ci parli del tuo rapporto con la città di Bologna?

Nel centro di Bologna non si perde neanche un bambino! Cit. Non si può raccontare il rapporto con la città di Bologna, solo dover viverla fino in fondo. Ho conosciuto luoghi, persone, realtà meravigliose.

Hai fondato un’associazione culturale di nome Suoni Sporchi. Quali sono le difficoltà nel portare avanti questa associazione culturale?

Suoni Sporchi si presenta inizialmente come organizzazione eventi, poi ha l’aspirazione – e forse la pretesa – di proporsi come punto di riferimento per gli artisti indipendenti che hanno voglia di mettersi in gioco e fare scudo insieme per portare avanti realtà alternative. Suoni Sporchi percorre traiettorie che muovono su binari contrari a quelle che sono le convenzioni musicali imposte dalle società multinazionali che controllano il mercato discografico. Vogliamo e cerchiamo identità reali, nessun prodotto preconfezionato. Io sono il primo a metterci la faccia. La difficoltà è sicuramente riuscire a reggere ed incassare gli urti che tutto ciò comporta: non è facile, ma neanche impossibile.

Come è la scena indipendente in Calabria secondo te?

In Calabria la scena indipendente è in fermento, soprattutto negli ultimi due anni. Ci sono parecchie realtà interessanti e credo che prima o poi debbano arrivare le luci della ribalta per i più tenaci. Mancano di sicuro i canali giusti e opportuni per poter spingere con più vigore, stiamo cercando di rimanere a galla con le sole nostre forze da decenni, di farci forza a vicenda e mantenere viva una scena che altrimenti imploderebbe. Mi ricorda la Seattle dei fine ‘70 e inizi ‘80 quando l’occhio mediatico non si era ancora accorto di quanta urgenza espressiva si celava in quella determinata regione: quello che ne derivò è storia. Posso iniziare a fare dei nomi in ogni caso: Sharada, Euthymia, Nimby, Mantra3, Bipolion, etc.

Lasciaci con un tuo motto…

Tieni sempre duro…

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