QUEL RIGORE ALQUANTO DISCUTIBILE NON SALVA LA SAMP DALLE CRITICHE

La Samp dura venti minuti scarsi. Poi, appena il Parma innesta un’altra marcia, i
blucerchiati escono dalla contesa e vengono sopraffatti in lungo e in largo. Ma, di
riffe o di raffe, sbuffando e soffrendo, stavando tenendo lo 0-0 e l’intervallo era
sempre più vicino. Ci ha pensato l’arbitro Feliciani, tutto che meno casalingo, a
spegnere le residue speranze dopo un infinito consulto con i varisti ed un altrettanto
lungo esame personale al monitor. Movimento non congruo: così va definito,
secondo la moderna terminologia, l’avambraccio alzato ad angolo retto dove la sfera,
calciata verso la porta, si è adagiata dopo aver toccato la spalla di Facundo Gonzales.
Penalty pescato al microscopio, meno di un rigorino e di sicuro un provvedimento
che solo due anni fa non avrebbe neppure sfiorato la mente del peggior direttore di
gara.
Beninteso, i blucerchiati avrebbero con tutta probabilità perso ugualmente un match
diventato sempre più in salita dopo quell’approccio così incoraggiante aveva lasciato
immaginare una partita piuttosto equilibrata. Una squadra discretamente dotata in
zona gol sarebbe quasi certamente passata allincasso nel suo momento più limpido:
non la banda di Pirlo, che ha impegnato una prima volta lo scattante portiere
Chichizola con De Paoli e una seconda con Verre, più tardi sciupone quando, da
invitante posizione centrale, ha concluso oltre la sbarra. Tre opportunità da sfruttare,
con De Paoli, attaccante di destra, migliore in campo e anche sorretto da compagni
ispirati.
A metà tempo è calato il buio. Il Parma, inizialmente timoroso e spento, come se il
blasone dell’avversario e il teatro marassino, così prestigioso, avessero paralizzato i
suoi numerosi virgulti, è uscito dalla tana, mettendo le tende nella metà campo locale
e mai più abbandonandola.
Si assisteva così ad un’altra partita, con la Samp arroccata a difesa del fortino e in
evidenti angustie di fronte ai virtuosi attaccanti crociati, tutti tecnicamente e anche
fisicamente provvisti. Manca agli emiliani un centravanti-goleador e a ciò forse si
deve la fruttuosa resistenza dei doriani sino al fattaccio.
La Samp ha accusato il colpo, si è ulteriormente disunita apparendo quasi rassegnata
nonostante lo svantaggio esiguo. Normale che i primi della classe ne approfittassero
per rddoppiare regalando però – va riconosciuto – una “chicca” preziosissima sotto
forma di magistrale contropiede manovrato, con il vigoroso centravanto Bonny a
servire lo scatenato Mihaila (prova capolavoro, la sua), autore del traversone basso
per il connazionale Mihaila, giustiziere: trama da applausi senza che un solo
sampdoriano riuscisse a sporcarla o ad intercettare la sfera. Prima del riposo, la
partitissima era già argli archivi.
Nella ripresa si è assistito ad un prolungato traccheggio, in cui il team di Pecchia ha
addormentato la gara. Il tris, comunque, è arrivato, a capo di un’altra serie di
passaggi indisturbati in area doriana. Quasi a dimostrrare che i crociati, quando lo
avessero deciso, sarebbero ancora andati a bersaglio.

Nella Samp il solo Yepes non si è mai arreso, sciorinando per almeno 70 minuti
giocate eccellenti, degne del massimo campionato. Ha predicato nel deserto,
considerata l’impaplpabilità del solito Verre, la costante confusione creata
dalll’improvvisata mezzala Ricci e i limiti arcinoti di De Luca, spettatore non
pagante in avanscoperta. Alla distanza pure Depaoli è calato, mentre i difensori,
frastornati dalle accelerate dei purosangue parmigiani, faticavano già a coprire,
figuriamoci a proporre gioco.
Yepes a parte, gli unici di raggi di luce in una serata così buia si sono avvertiti
nell’ultimo quarto d’ora grazie al neo doriano Alvarez, subito rivelatosi
intraprendente e di qualità, e al giovanissimo Ntanda, capace di farsi largo con il suo
fisicaccio ed una qualità non trascurabile. La Samp futura potrebbe partire da loro,
oltreché da qualche illustre assente atteso a tornare in campo. Non sempre
l’avversario di turno varrà questo Parma, legittimamente leader cadetto, ma servirà
ben altra Samp per l’auspicabile inversione di tendenza.

PIERLUIGI GAMBINO

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