RANIERI E L’ARBITRO CONDANNANO UNA SAMP CORAGGIOSA MA STERILE

L’occasione era ghiotta, ed sfumtata per una serie di concause. Contro una Lazietta non certo irresistibile e col pensiero già proteso alla partitissima di martedì contro i campioni d’Europa, la Samp è uscita dal campo a testa alta ma senza un punto in saccoccia. Stavolta i blucerchiati ci hanno provato sino in fondo e non possono certamente essere criticati per mancanza di impegno e abnegazione, ma hanno pagato le assurde scelte iniziali di mister Ranieri e un arbitraggio – del ligure Massa – a senso unico.

Il tecnico blucerchiato non ha perso l’abitudine di stravolgere il proprio undici, non limitandosi a mostrare qualche volto nuovo nella formazione iniziale ma rispolverando – proprio di fronte d un avversario particolarmente rognoso – quel 3-4-1-2 di discutibilissima efficacia. E’ stato un l usso affrontare i biancocelesti con Ramirez a supporto della coppia Quagliarella-Keita. E se in avanti la squadra per una mezz’ora abbondante ha combinato  poco e nulla, in retroguardia il nuovo modulo ha finito per mandare in confusione i suoi interpreti, primo fra tutti uno Yoshida pasticcione e due volte decisivo in negativo nell’azione che ha condotto i vantaggio i capitolini. Da qualche minuto la Samp stava però mostrando il fianco alle iniziative rivali, ma è caduta nel trappolone: possibile che si becchi gol in contropiede, con il terzino Ferari ad insidiare il portiere avversario, che nei rilanci di piede vale qualsiasi giocatore di movimento? Sguarnito in retroguardia anche per il mancato arretramento di un centrocampista, il team di Ranieri è stato colto impreparato da un Luis Alberto in formato extralusso.

Solo nel finale del primo tempo Ranieri è tornato suoi suoi passi riproponendo la difesa a quattro, con lo spostamento di Ramirez sulla fascia, e in effetti il gioco doriano è lievitato sino a diventare abbastanza insidioso.

La ripresa ha visto l’ennesimarivoluzione ranieriana. Subito dentro Beres col sacrificio del giapponese (e Ferrari dirottato al centro) e Jankto per Ramirez, poi è toccato entrare anche a Damsgaard per Keita e nel finale ha trovato spazio pure Torregrossa per Candreva. In definitiva, il solo… superstite è stato Quagliarella, alla faccia di chi – come noi – pensava che un impiego alla Altafini fosse ideale per lui. Non che il capitano abbia demeritato più degli altri, ma alla resa dei conti il prolungato serrate blucerchi.ato alla ricerca del pari ha prodotto due o tre ripartenze laziali da brividi e, nell’are opposta, mischoni biblici sussegunti a tentativi abbastanza velleitari di Ekdal e compagni.

Le graduali sostituzioni operate da Inzaghi – pensando alla Champions, ovviamente – hanno indebolito tecnicamente la Lazio irrobustendola però sul piano fisico con l’ingresso di due o tre colossi, padroni assoluti del gioco aereo e dei palloni vaganti.

A giudicare dal possesso palla la Samp avrebbe anche legittimato il pareggio, ma in 90 minuti più recupero il portiere Reina non ha dovuto compiere un solo intervento degno di nota e fronte delle numerose parate occorse ad Audero. E qui s’nnesta un discorso trito e ritrito: i blucerchiati giochicchiano decorosamente, ma – giunti al limite dei sedici metri – si smarriscono e al momemto topico brillano solo per assoluta latitanza.

L’ultimo commento è per l’ineffabile Massa, che ha sorvolato su una manata in area di Milinkovic Savic, su un interveto netto di Musacchio su Quagliarella che era la réclame del rigore su qualche altro episodio assai sospetto, ma c’è da sorprendersi? All’Olimpico, quando la Lazio e la Roma hanno bisogno di riscattarsi da un passo falso o di evitarsi sforzi pazzeschi in imminenza delle Coppe diventano inarrestabili anche grazie a direttori di gara compiacenti.

                                            PIERLUIGI GAMBINO

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