Ranieri-Juric filosofie a confronto ma è anch in palio il nono posto

Claudio Ranieri è tipo fiero e ci tiene un sacco ad oscurare nello scontro diretto qualsiasi allenatore sia stato di recente accostato alla Sampdoria del futuro. Quest’anticipo col Verona è l’ideale per titillare il suo orgoglio, visto che sulla panca gialloblù siede Ivan Juric, uno dei tecnici che il presidente Ferrero ha monitorato a lungo. Parliamo ormai di un discorso chiuso, visto che, prim’ancora di affondare i colpi di una trattativa il croato si è gentilmente fatto da parte. Lui, aspro combattente e poi allenatore del Grifone, non avrebbe potuto prodursi in certi contorsionismi professionali.

Il suo “no” perentorio ha così distrutto uno dei petali di una rosa di candidati sempre più esigua: talmente esigua che in seno alla società blucerchiata c’è chi continua a tirare la giacca al patron per convincerlo a formulare una nuova proposta al testaccino. Un fatto è certo: Sir Claudio, sempre più vicino al compleanno numero 70, non ha alcuna intenzione di trasformarsi in “omarello” ed ha già mosso i dovuti passi per una nuova avventura, italiana (Cagliari, anche in B) o straniera (Valencia dove lasciò un ottimo ricordo) che sia.

Comunque finisca questa vicenda, Ranieri ha tutte le intenzioni di dimostrare che la nouvelle vague, alfiera di un calcio forse più evoluto ma anche più rischioso e meno equilibrato, può aspettare. La sua Samp non sempre esprime un calcio frizzante, ma ha qualità indubbie che derivano anche dal lavoro del tecnico e non solo dalla qualità dei singoli giocatori.

Certi presupposti dovrebbero garantire ai pochi invidiabili presenti allo stadio e ai tifosi da salotto uno spettacolo particolarmente godibile, favorito anche dall’assoluta tranquillità di classifica in cui pascolano le due formazioni, fra l’altro unite – perché ignorarlo? – da una salda fratellanza tra le tifoserie. 

Per nulla ridimensionata dalla non scandalosa sconfitta col Napoli, la Samp intende riprendere la marcia e – sospinta da un tecnico diventato improvvisamente ambizioso – dà un pur fuggevole sguardo alla graduatoria, che la vede sotto di cinque lunghezze rispetto agli scaligeri, attestati in nona piazza. Rosicchiandone tre in un sol colpo, ecco che la prospettiva di salire di un gradino – in attesa di capire che il Sassuolo potrebbe essere agganciato in ottava posizione – potrebbe essere un incentivo. 

Senza contare che si avverte alle spalle il fiato di Bologna, Udinese e degli stessi “cugini”, almeno in teoria capaci di uno scatto in avanti. Scendere sotto l’attuale decima posizione non sarebbe un disastro, ma stonerebbe con i programmi stagionali.

Capitolo formazione. Se Quagliarella smaltisce gli acciacchi emersi domenica, nessuno gli toglierà il posto, e di certo Gabbiadini – attualmente il più tonico degli arraccanti doriani – non teme l’accantonamento. D’altronde, con un Torregrossa ancora in infermeria ed un Keita sempre pià distratto e abulico, quale strada alternativa si mostra così allettante?

A centrocampo, in attesa di Ekdal (tornato in gruppo, teoricamente disponibile, ma non ancora al “top”), riecco Adrien Silva, la cui presenza basta ed avanza per conferire un briciolo di tecnica al reparto, mentre sulla fascia Damsgaard, un patriomonio tecnico ed economico, merita fiducia sino al termine del campionato e Candreva ormai è un titolare quasi inamovibile: entrambi sono quindi da preferirsi a Jankto.

Infine, in difesa regna l’abbondanza, ma forse Yoshida è preferibile a Tonelli per via della velocità di Lasagna, prima punta scaligera, pasticcione finché si vuole in zona gol ma veloce come una freccia negli spazi larghi.

Il Verona forse non vale la classifica occupata, ed è un merito indiscusso di Juric, ma se in giornata può creare più di un’insidia. Da temere sono soprattutto le due mezze punte che agiscono alle spalle del sunnominato Lasagna. Sia il concreto Zaccagni, sia il robusto Barak, abilissimo negli inserimenti in area, meriterebbero platee più prestigiose e vanno controllati a dovere. Minori pericoli invece potrebbero giungere da un centrocampo imbottito di ex genoani: a ben vedere, Veloso, Lazovic e Sturaro, probabili ma non sicuri titolari, non sempre offrono un rendimento elevatissimo.

La terza inea gialloblù, per finire, è forse più abile nella spinta che nel contenimento: una caratteristica che i doriani sono chiamati a sfruttare.

                  PIERLUIGI GAMBINO

                  

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