SAMP, D’AVERSA SUSCITA UN MARE DI PERPLESSITA’ MA E’ IL MIGLIORE PER UN PROGETTO NEL TEMPO

Habemus mister, finalmente. Dopo un casting infinito, ulteriore conferma della scarsa chiarezza che caratterizza il patron Ferrero, è maturata una scelta inevitabilmente divisiva. Il Viperetta, d’altronde, aveva già perso la propria personalissima battaglia quando iniziò, a primavera neppure inoltrata, di saggiare il panorama degli allenatori alla ricerca di un sostituto di Ranieri, che si stava guadagnando progressivamente la stima di tutto l’ambiente blucerchiato a suon di risultati. Le mosse del presidente sarebbero state innocue se condotte con la massima segretezza, ma quando il testaccino ha scoperto l’arcano, i rapporti tra i due si sono deteriorati e per ripristinare l’antico feeling tutto sarebbe servito meno che una proposta di nuovo matrimonio con basi economiche e garanzie tecniche nettamente al ribasso. In pratica, era un indiretto foglio di via per l’eroe di Leicester. Peccato che Ferrero non avesse compreso la delicatezza della situazione: si era sempre illuso che alla fin fine Ranieri avrebbe accettato la riconferma per mancanza di alternative o per il suo feeling con l’ambiente doriano e con la città. Sbagliava. Spiazzato dal no di mister Claudio, il proprietario ha denunciato la propria inadeguatezza, aggravata dalla decisione, presa autonomamente, di allontanarsi sempre più dai suoi principali collaboratori Osti e Pecini per affidarsi a consiglieri esterni. La profonda differenza tra le caratteristiche dei numerosissimi candidati alla panca blucerchiata è stata il segnale di una confusione assoluta, figlia della semplice esigenza di ridurre i costi e recuperare denaro dalle operazioni di mercato. A suon di perdere petali, la rosa dei papabili, mai così nutrita, ha finito per ridursi ad una corsa a tre: e nessuno di loro ha aperto il cuore della gente doriana, perplessa e comunque divisa nel giudizio su quei nomi ma unita nel contestare apertamente il padrone del vapore, la cui impopolarità cresce di giorno in giorno. Sino a qualche mese fa esisteva un sostanziale equilibrio tra chi lo aveva ormai ripudiato per i suoi atteggiamenti e per certe inaccettabili esternazioni e chi, invece, lo difendeva sulla base dei risultati acquisiti dalla squadra durante la sua gestione. Neppure il nono posto – onestamente, il massimo che si potesse pretendere da un club privo delle risorse economiche sia delle sette sorelle, sia dell’Atalanta e del Sassuolo – gli ha attirato nuove simpatie. La sua recente strategia, protesa alla smobilitazione, ha quasi azzerato la pattuglie dei sostenitori, moltiplicando la rabbia di un popolo ormai compatto nel fargli la guerra. Ed eccoci all’epilogo della vicenda allenatore. Qualsiasi delle tre scelte possibili era ricca di controindicazioni, superiori senz’altro ai punti a favore. Marco Giampaolo è stato più che altro una suggestione, derivante dal discreto lavoro svolto durante la sua esperienza doriana, con due decimi ed un nono posto finali e riscontro eccellenti nelle stracittadine, La sua Samp, tuttavia, non ha mai acceso gli entusiasmi: il titic-titoc per viee centrali, trascurando sistematicamente le fasce, aveva annoiato se non addirittura​indispettito una tifoseria affamata di risultati ma anche di spettacolo. Riproporlo dopo due atroci fallimenti personali – nella Milano rossonera e nella Torino granata – sarebbe stata un rischio, anche considerando che nel suo gioco i vari Candreva, Jankto (che lui lasciava quasi sempre in panca…) e Damsgaard avrebbero incontrato difficoltà insormontabili. Tutto ciò aggravato da condizioni economiche penalizzati, dovute al suo contratto in essere col club granata, La gente doriana avrebbe di gran lunga preferito Beppe Iachini, che firmò l’ultima storica promozione della Samp dopo essere partito dall’ultimo posto nei playoff: impresa mai eguagliata nella storia degli spareggi di B. Un’impresa che non bastò ad ottenere una riconferma per la massima serie, che il tecnico ascolano ha frequentato spesso nella sua carriera, ma con risultati non certo esaltanti. Infatti, mentre la cadetteria gli ha regalato la bellezza di quattro salti di categoria, la massima serie lo ha visto brillare solo un anno al Chievo. Per il resto, si è distinto positivamente solo come subentrante, rimediando scarsi risultati e rarissima fiducia come mister partente. Sul suo attaccamento alla Samp (abbinato alla fama comprovata di anti-genoano) e sulla riconoscenza che i tifosi doriani continuano a manifestargli, non esistono dubbi, cosiccome sulla sua disponibilità a tornare su una panca a lui graditissima, Ferrero, però, non ha trovato nei suoi personalissimi consiglieri appoggio su questa scelta potenziale. Iachini, in effetti, è un “aggiustatore”, ideale nel malaugurato caso occorresse una sterzata per scongiurare il peggio, ma non ha mai saputo esprimere un calcio propositivo. Il suo 3-5-2, conservativo e concreto, è sempre stato adatto ad una squadra da salvezza, ma meno ad un organico proteso a fare gioco e ricco di giovani come quello che Viperetta intende costruire. Rimaneva, appunto, D’Aversa, che ha vinto la partita a tre non certo per distacco e solo dopo che il suo contratto col Parma è stato risolto in modo soddisfacente. Decisivo è parso il parere favorevole di chi sta affiancando il presidente nelle scelte societarie. Il suo record negativo di punti conquistati nell’ultima stagione come subentrante alla guida del Parma non è un viatico felice. A ciò si aggiungano il numero elevato di infrtuni registrati dalle sue squadre e i reiterati cali di rendmento nell’ultmo quarto d’ora di partita. Rispetto ai suoi concorrenti, però, affiora una maggior duttilità tattica, Quando il Parma vantava nelle proprie file contropiedisti come Gervinho e Kulusevski, D’Aversa ha puntato sulla 3-5-2, ma con altre premesse tecniche ha dirottato sulla difesa a quatrro. Nella sua prima avventura al timone dei crociati emiliani ha ottenuto due promozioni di fila e due conscutive salvezze nel massimo campionato, dimostrandosi fedele al progetto societario, e proprio questa sua caratteristica è stata alfine decisiva agli occhi dgli ottimati sampdoriani. Con lui insomma si tenterà di avviare un discorso a lunga gitata. Senza dimenticare che il mister nato all’estero ma di famiglia abruzzese (proprio come Giampaolo) ha già lavorato con il prossimo diesse doriano Daniele Faggiano: tra i due sono sorte anche delle incomprensioni, ma la stima reciproca non è mai venuta meno. PIERLUIGI GAMBINO

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