SAMPDORIA, ZERO SU TUTTI I FRONTI GIA’ SVANITO L’EFFETTO STANKOVIC

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Gara della riscossa? Ma per carità. Non c’è proprio nulla da salvare in questa Samp tornata ai livelli toccati con Giampaolo, anzi – se ci riferiamo al secondo tempo contro la Fiorentina – addirittura sotto. L’unico filo di speranza proviene da Monza, dove il Verona ha beccato due pappine, ma le consolazioni indirette non attenuano il pessimismo.

Neppure il tempo di partire che già la Samp si trova sotto. Vero che Bereszynski era rimasto dolorante a terra nei pressi della lineadi fondo opsite, ma c’erano tempo e modo per riorganizzarsi, e se si può concedere il cross basso di Dodò, non è proprio concepibile che Bonaventura, unico avversario in una selva di difensori doriani, abbia potuto deviare nel sacco da corta distanza.

Una partenza ad handicap per la 3-5-2 impostata da Stankovic, con Amione terzo difensore e la coppia di esterni Bereszynski-Augello a coprire l’intera fascia. Sin qui, soluzioni logiche, non così l’assortimento della linea mediana, priva di incontristi, con Villar in regìa e ai suoi fianchi Djuriric, tutto meno che una mezzala, e Leris, che in serie A potrebbe rimediare una degna figura solo come uomo di fascia. In avanti, a supporto di Caputo, ecco il diciannovenne Montevago, all’esordio dal primo minuto, sperando che col fisico sopperisca all’inesperienza. 

Il prematuro svantaggio, senza fiaccare le convinzioni blucerchiate, ha contribuito a mettere a nudo i limiti di un collettivo dal gioco disarmonico, macchinoso e prevedibile. La difesa toscana non è apparsa impermeabile, ma bastava a spegnere gli ardori di una prima linea assai tenera e di un centrocampo povero di spirito di iniziativa. I soli tentativi concreti giungevano a sinistra, con il ritrovato Augello – il migliore dei suoi – che si beveva regolarente lo sprovveduto Dodò, scaricando in mezzo palloni più o meno giocabili. Troppo poco per rialzare il capo.

Prima dell’intervallo la Samp aveva rischiato altre due volte di andare sotto: nel primo caso, Ferrari con un intervento miracoloso riusciva a sventare una ripartenza viola malamente finalizzata e nel secondo Villar, con una  punizione a favore in zona d’attacco,serviva inopinatamente l’avversario più vicino e sul successivo contrattacco ospite l’arbitro Marinelli, in giornata pessima, fischiava un assurdo rigore, fortunatamente cancellato dal Var.

Lo 0-1 a metà gara concedeva ampio margine alle velleità di rimonta. Peccato che la Samp, in pratica, non si sia più ripresentata in campo. Mister Deki calava la carta Gabbiadini in luogo dell’acerbo Montevago, ma senza risultati tangibili. La Viola, senza miracol mostrare, chiudeva presto i blucerchiati nella loro metà campo, soffocandoli e impedendo loro qualsiasi iniziativa. Inevitabile che giungesse il secondo castigo, e se è vero che il gigante Milenkovic è uno specialista nel gioco aereo sui calci fermi e ha all’attivo parecchi bersagli, è ugualmente inaccettabile lasciarlo saltare indisturbato sul secondo palo per l’incornata tagliagambe.

Correva l’ora di gioco e la partita non avrebbe più registrato ulteriori sussulti. Ormai la Samp, avvilita e impotente, si era consegnata ad una Fiorentina che sino alla fine si è limitata giochicchiare. Tardivo l’inserimento a metà tempo di un mediano, Vieira per Ferrari e di Quagliarella per Villar, e così pure, al 26′, il cambio Augelo-Murru: mosse della disperazione che non ha hanno sortito alcun effetto.

La Samp ha pagato il primo gol incassato a freddo e le indisponibilità di Verre e Sabiri, ma parliamo di attenuanti generiche, non di elementi decisivi. La verità cruda è che nessun reparto funziona e Stankovic, indsistendo nella girandola di formazioni iniziali alla ricerca di una quadra o forse per conoscere a fondo il materiale a disposizione, ha peggiorato ulteriormente la resa di un gruppo ormai smarrito. Perlomeno sino al riposo la Samp è parsa discretamente combattiva, poi si è letteralmente sciolta. Giusto dare un’occhiata in casa di Verona, Lecce, Spezia e Cremonese, le sole reali antagoniste nella battaglia salvezza, ma non prima di aver frugato a fondo nella propria, alla ricerca di una luce, anche fioca.

                                       PIERLUIGI GAMBINO

                             

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