SEMBRA IMPOSSIBILE RIPETERE L’ANDATA MA LA DIFESA LAZIALE LASCIA SPERANZE

All’andata la Samp confezionò forse il proprio capolavoro stagionale annientando una Lazio non propriamente al top del rendimento. Gara a senso unico, che attirò sui blucerchiati valanghe di elogi e sui capitolini critiche giustificatissime. Quella Lazio era distratta dall’avventura in Champions, ed è sicuro che un pensierino all’impegno internazionale stia nuovamente frequentando la mente di Immobile e C., protesi ad affrontare martedì prossimo i campioni di Europa del Bayern.

Certe premesse però invitano il clan blucerchiato a credere in un sabato confortante. I capitolini non hanno sfigurato pur uscendo sconfitti dalla schiacciasassi nerazzurra, pagando però errori marchiani in fase difensiva. E proprio la retroguardia è il reparto che si annuncia particolarmente incompleto anche in questo match. Le assenze di Radu (sottoposto ad intervento chirurgico) e Hoedt (squalificato) riducono il ventaglio di scelte per mister Inzaghi, costretto a ricorrere all’ex milanista Musacchio, giunto di fresco ma non ancora brillantissimo dopo quasi un anno di assenza. La tentazione per il tecnico fratello d’arte è di schierare al centro del terzetto arretrato il 36enne Parolo, con il nazionale Acerbi spostato di lato, ma si tratterebbe di un rischio.

Pesante anche la mancanza di Lazzari, che sul corridoio offensivo di destra è stato spesso determinante con le sue serpentine. Marusic, il suo rimpiazzo, è meno insidioso, ma non va sottovalutato. Minori preoccupazioni destano a sinistra Fares e Lulic, che si giocno una maglia, ma la vera forza della Lazio – a parte il fiuto del gol che anima da sempre Ciro Immobile – è costituita da un trio di centrocampisti centrali tra i migliori d’Europa. Pretendere di competere con califfi come Luis Alberto, Milinkovic Savic e Leiva nella zona nevralgica sarebbe da presuntuosi, ma Ranieri –  romano e romanista, alle prese con un personalissimo derby – ne è ben conscio.

Galvanizzata dai tre punti strappati alla F iorentina, la Sampdoria puà affrontare un test così probante senza ansia. Il quartetto difensivo  – pur con qualche pasticcetto in fase di disimpegno – sta reggendo egregiamente, ma il testaccino ha ufficializzato il rientro del pluriammonito Tonelli, al posto di  Yoshida. Resta da sciogliere i soliti enigmi in mezzo al campo. Rinunciare a Thorsby, da un mesetto non brillantissimo, è una tentazione forte, ma c’è il rischio che la coppia Ekdal-André Silva patisca in fase di filtro. Sulla fascia di destra è il turno di un ex come Candreva, che in maglia biancoceleste toccò l’apice della carriera, mentre a sinistra è irrisolto il ballottaggio tra Jankto – che nelle ultime settimane ha perso quotazione agli occhi del trainer – e Damsgaard, sempre preda di una certa incostanza.

In avanti non teme accantonamenti l’ispirato Keita, che proprio sulla sponda laziale del Tevere aveva incantato prima di emigrare all’estero, mentre persiste l’incertezza riguardo al suo partner. Da tempo Quagliarella, quando parte dal primo minuto, incorre in prestazioni incolori, sicché non è da escludersi un suoi impiego ritardato. Nel caso, Ramirez appare favorito su Torregrossa, che potrebbe proporsi magari nella ripresa qualora si dovesse raddrizzare il risultato.

                          PIERLUIGI GAMBINO

                 

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