UNA SAMP PRATICAMENTE PERFETTA CON UN KEITA CHE FA LA DIFFERENZA

La perfezione non è di questo mondo, ma meglio dicomesi è comportatata contro l’Inter, la Samp non avrebbe potuto. In altre partite erano emersi pregi e difetti, stavolta gli errori sommi rilevati nella prestazione doriana rappresentano inezie.
Indubbio che per fermare il rullo compressore interista occorresse anche una discreta dose di sorte amica, ma anche certi aiuti… esterni vanno guadagnati. Se Sanchez avesse trasformato il penalty iniziale, avremmo assistito a ben altro film, anche se ridurre l’episodio ad uno sbaglio del cileno ignorando la felina prontezza di riflessi esibita da Audero (tornato a brillare ai livelli di due stagioni orsono) sarebbe offensivo. E se poco più tardi Candreva dal dischetto è stato più bravo del suo ex compagno di squadra, non è certo una colpa.
Chiaro le due circostanze sono state favorevoli (e aggiungiamoci pure la traversa timbrata da Joung sulla ribattuta del portiere locale), ma è innegabile che la truppa di Ranieri abbia interpretato senza un solo momento di flessione il mandato ricevuto dal proprio tecnico, che aveva chiesto di osare senza scoprirsi eccessivamente, di concedere la superiorità territoriale agli avversari senza però consentire loro di atgire negli spazi. Missione compiuta, dal principio alla fine, con la chicca aggiuntiva – tanto preziosa quanto spettacolare- della girata vincente di Keita su invenzione da destra di Damsgaard, folletto imprendbile tra i difensori antagonisti.
E qui si innesta un altro merito di Ranieri, stavolta inappuntabile anche nella scelta del danesino come partner dell’ex laziale, con le esclusioni inattese di Quagliarella, Verre e Ramirez, che sulla carta apparivano più adatti a reggere il peso dell’attacco.
Colley e C non si sono mai sfilacciati né distratti neppure quando, nella ripresa, la Beneamata aveva chiuso all’angolo i blucerchiati, collezionando calci d’angolo e tentativi di sfondamento, accompagnati solo una volta dal successo su corner, dove la superiorità atletica dei meneghini era irridente. La Maginot ha retto magnificamente grazie alla compattezza del collettivo, abilissimo a difendere con le unghie e con i denti il tesoro forse inatteso della prodezza targata Keita. Come ignorare che il senegalese abbia cambiato il volto della Samp, non più sterile e inconcludente in avanti ma produttiva e spesso pericolosa? Con un innesto del genere, finalmente vittorioso su una jella insistente, la vecchia lacuna in zona gol è stata quasi interamente colmata, in attesa di veder chiaro sul futuro di Quagliarella, tra gli indiziati a dirigersi nella Torino bianconera come quarta punta. Ranieri, nel dopo gara, ha tergiversato riguardo al mancato impiego del capi.tano, ma la verità non è per nulla misteriosa: se il campano chiederà di partire, sarà immediatamente accontentato: un po’ per riconoscenza ed un po’ per evtarsi l’imbarazzo di dover gestire la trattativa per un rinnovo non propriamente allettante.
Chiaro, Quagliarella sarebbe sostituito da uomo d’area, ma con un Keita così ispirato l’emergenza è ormai alle spalle e se nel posticipo di lunedì al Picco dovesse maturare un’altra impresa, ecco che sarebbe puntellato un posticino al sole della classifica medio-alta.
PIERLUIGI GAMBINO

             

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