Partita ben più dura di quella contro la Viola

3–5 minuti

In casa Genoa alle partite spartiacque dovremo fare l’abitudine. La lista è iniziata due settimane fa, con la Fiorentina a Marassi: sfida già delicatissima, che i rossoblù non potevano permettersi di fallire. Missione compiuta, ma adesso siamo già ad un altro bivio, che sarebbe stato fondamentale solo osservando l’avversario di turno, il Venezia, altra compagine da bassifondi: figuriamoci dopo che i lagunari, al pari di Monza e Lecce, hanno ottenuto un inatteso en plein e in classifica si sono rilanciati alla grande.

Il Grifo, in prossimità dell’impegno infrasettimanale ancora a Marassi con la Juve e della trasferta a Lecce non possono proprio rallentare, ma solo uno sprovveduto potrebbe pensare che i tre punti siano già in saccoccia. Il Venezia si prospetta come un osso durissimo, tanto più dopo l’avvento al timone di una nostra vecchia conoscenza, quel Nicola che è ormai un luminare un fatto di salvezze disperate. Il torinese non è tipo a cui affidare una squadra in estate, ma quando occorre intervenire al capezzale di una moribonda, è davvero l’uomo più adatto. Al primo colpo, eccolo lasciare a secco il Ciuccio, che anche con un provvidenziale aiuto arbitrale aveva saputo espugnare il Ferraris. Certo, il Venezia l’ha buttata dentro in una delle rarissime sortite oltre la metà campo e dopo ha piantato le tende davanti al guizzante Stankovic – portiere che meriterebbe platee ancor più prestigiose – e con le unghie e coi denti ha difeso quel tesoro inaspettato sino al triplice fischio. La sorte ha baciato in fronte mister Davide e i suoi prodi, ma non sarebbe potuta bastare senza i miracoli a ripetizione del figlio d’arte tra i pali e una prestazione difensiva fantastica a livello di collettivo, con centrocampisti dediti principalmente alla rottura e due attaccanti – Yeboah e Adams – che sanno come creare mali di pancia agli antagonisti e, quando possibile, passare all’incasso.

I rossoblù hanno perfettamente capito che si troveranno a combattere con un undici terribilmente concreto, solido, arcigno e pure capace di sfruttare qualsiasi tuo punto debole. Insomma, un antagonista assai più insidioso di quanto suggerirebbe l’anemica classifica. Di sicuro aspettiamoci una partita lontana anni luce e da quella contro la Viola, dirimpettaio ideale perché ad uso a marcature lasche, a “fare” la partita ma non a creare insidie a ripetizione. Quel Genoa, almeno nella prima mezz’ora, volò grazie ai suoi uomini più talentuosi, favoriti dal permissivo assetto di toscani, ma stavolta dovrà abbattere una robustissima Maginot: compito arduo per chi non dispone di efficaci colpitori di testa (fatti salvi i corner e i calci fermi) e neppure di punte abilissime nelle aree intasate. Servirà un mare di pazienza, oltre alla fantasia che i rossoblù più virtuosi possono garantire.

A DDR tocca il compito più arduo: dosare con la pignoleria di un farmacista le energie dei giocatori in grado di fare la differenza. Il riferimento è a Traoré, pronto ad assumere il comando delle operazioni, ma anche a El Shaarawy (atteso al primo gol stagionale dopo averlo sfiorato all’Olimpico) e Messias: tutta gente che se avesse meno anni e meno acciacchi potrebbe spingere il Grifo nella metà a sinistra della classifica ed invece va centellinata, nella speranza che basti una loro apparizione part-time per ipotecare il successo.

Certo, il Venezia ha doti indubbie, però se si trovasse sotto a metà gara preoccuperebbe assai meno rispetto alla Fiorentina, tecnicamente superiore. Il difficile è accumulare presto un vantaggio sufficiente per fronteggiare la ripresa con giocatori meno dotati di qualità e dal rendimento non tranquillizzante.

Tema formazione. Non invidiamo De Rossi, alle prese con scelte improbe. Il popolo propende nettamente per la difesa a quattro, proprio come due weekend orsono, ma ha ragione il trainer ad immaginare una sfida ben differente, assai più ispida. Ed ecco favorita la conferma della “tre”, con i soliti interpreti in retroguardia. Il resto, con Frendrup e Traoré sicuri nella zona nevralgica e Osmajic in avanti, si lega a svariate opzioni. Potrebbe uscire un centrocampo a cinque con Ellertsson su una fascia e Sabelli o El Shaarawy su quella opposta, ma anche una mediana a due con Sabelli e l’islandese larghi e due rifinitori da scegliersi nel trio-El Sha-Messias-Baldanzi. Sì’ perché anche l’ex romanista preme per ottenere un’altra chance di riscatto.

Nel secondo tempo il risultato parziale potrebbe suggerire ulteriori alternative. In mezzo al campo si può pensare ad Amorim e Wiafe, ormai da tenere in considerazione, e in avanti scalpitano il neo-papà Vitinha (inviso però alla tifoseria intera) e, per uno spezzone, perfino Meichtry.

Serviranno un pizzico di fortuna, magari una disattenzione delle guardie scelte di Nicola, un pomeriggio di ispirazione da parte di Messias per schiodare un match di importanza vitale. Capitan Vasquez ha richiamato alle armi le falangi del tifo: ci sarà bisogno anche di loro per rispedire l’ex Haps e compagni in laguna con le pive nel sacco.

                        PIERLUIGI GAMBINO