E’ un Genoa da record quello che espugna Lecce dopo 17 anni e firma la terza vittoria consecutiva: impresa che non si registrava dai tempi ormai remoti del Gasp. Nove punti in una settimana: roba da stropicciarsi gli occhi, soprattutto pensando al passato meno recente, pregno di sconfitte e amarezze. Dodici punti in cinque match hanno spinto il Grifo da quota 1 a quota 13, lontano anni luce dal baratro e ormai in un centro classifica che pareva un’utopia.
A Lecce i rossoblù hanno dovuto lottare più che contro la Juventus, rischiando raramente e dominando a lungo la sfida sul piano della tecnica e della lucidità. Merito anche delle scelte di De Rossi, che si affida ad un undici ricco di qualità, il migliore sotto quest’aspetto. In un sol colpo ecco Traoré e Wiafe a centrocampo, El Sharawy sulla fascia mancina e Messias alle spalle di Osmajic.
Il Lecce rigurgita di assenze un po’ in tutti i settori ma soprattutto a centrocampo e mister Di Francesco deve attingere profondamente ai panchinari per proporre un 4-3-3 con una certa logica. La superiorità dei rossoblù emerge sin dalle prime battute ed è accentuata dall’mprecisione dei giocatori di casa, ai quali non riescono quasi mai due passaggi di fila. In avanscoperta Osmajic si batte come un leone contro avversari giganteschi ma anche El Shaharwy è in partita e i compagni di centrocampo, senza compiere cose mirabolanti (qualche erroruccio nel disimpegno si registra), tengono palla con disinvoltura e quando possono si rendono anche pericolosi. Prima o poi – è il pensiero più diffuso – il vantaggio arriva ed infatti, all 11’, ci pensa Osmajic, al quarto sigillo della sua fresca avventura italiana. Come un rapace, eccolo pronto all’appuntamento sul cross basso a giri contati del sempiterno Messias, uno che può sempre fare la differenza. Gara in discesa per i rossoblù, che debbono solo guardarsi dai cecchini leccesi dalla lunga distanza, ma Bijlow non si distrae mai.
A metà tempo il raddoppio è lì, a capo dell’ennesima azione tambureggiante, ma il Faraone, solo e con la porta spalancata, riesce nell’impresa di sparacchiare a lato disperandosi. Gli attacchi leccesi sono estemporanei e velleitari, così il Genoa pensa di fare il bis e compie la missione al 28’ con un’altra trama da applausi: da Traorè a ElSha, che di prima intenzione imbecca Messias, il quale scarta come un birillo l’uscente portiere Falcone e infila da posizione defilata. A 35 anni il brasiliano continua a regalare giocate entusiasmanti e… produttive.
La vittoria sembra in ghiacciaia e nei pressi di Bijlow non registrano emozioni sino al 40’, quando succede… il patatrac, propiziato da un fischio galeotto del peraltro ottimo Marchetti. E’ Maleh a calciare da posizione centrale e a… festeggiare grazie ad una disgraziata deviazione in barriera di Osmajic, che spiazza l’incolpevole Bijlow. Sfida improvvisamente riaperta: ora i salentini ci credono e iniziano a spingere sull’acceleratore, mentre i rossoblù, dopo aver perso le precedenti sicurezze, ansimano ed appaiono frastornati. Al terzo di recupero l’aggancio è cosa fatta: Gallo (obiettivo dei dirigenti rossoblù in estate) penetra da sinistra e sul cross basso tocca Stulic, che si vede respingere addosso da Bijlow la palla, stavolta indirizzata in porta. Provvidenziale, dopo lunga ed attenta revisione, giunge la ciambella di salvataggio per gli ospiti: il centravanti giallorosso, infatti, aveva commesso fallo di mano.
Il terribile finale di tempo non lascia presagire nulla di felice, ma basta qualche minuto della ripresa per spegnere la paura. Sì perché il Genoa torna ai livelli di concentrazione mantenuti nella prima fetta del match e per il Lecce si fa nuovamente dura. Il match diventa godibile e palpitante. Bijlow alza oltre la sbarra una staffilata di Gallo fortunatamente centrale e dopo tre minuti, al 55’ El Shaarawy risponde partendo dalla mattonella più propizia e calciando secco dove Falcone non può arrivare: palo esterno! Sarà il canto del cigno per l’ex romanista, sostituito da Vitinha all’ora di gioco, con il più esperto Ehizibue ad avvicendare Wiafe, non più così lucido ed efficace. Il modulo 4-1-4-1 con Vitinha largo a sinistra funziona abbastanza e sarebbe anche fruttuoso se il portoghese non confermasse la propria annosa idiosincrasia al gol quando da quattro metri conclude oltre la traversa sciupando un’opportunità sesquipedale. Gol sbagliato e gol… quasi subito: accade alll’80’ quando Bijlow deve distendersi sulla propria destra per respingere la stangata di Ngomm e il suo compagno Estebam, colto in controtempo, fallisce il tap-in del pareggio. Nelle file ospiti entrano ancjhe Colombo e Meichtry con il solo intento di tenere il cuoio il più lontano possibile dalla porta: mossa riuscita, considerato che il Lecce, senza più energie, si sgonfia come un palloncino e vede gli avversari di giornata salire a “+4” in classifica. Il popolo genoano ha il cuore nelle rose e anche il Diavolo, pur ritemprato dal trionfo nel derby, domenica prossima nel catino di Marassi, potrebbe rivedere le streghe.
PIERLUIGI GAMBINO




