Questo pomeriggio il Politecnico di Torino ha ospitato Matteo Cattini, atleta che ha partecipato alle Paralimpiadi di Rio 2016 – nominato ambasciatore del Comitato Italiano Paralimpico nel 2019 – il quale ha incontrato gli studenti e le studentesse del terzo anno del Corso di Laurea in Ingegneria Biomedica. L’incontro, inserito in una lezione dedicata all’evoluzione tecnologica delle protesi per amputati, ha visto la partecipazione dell’Officina Ortopedica Maria Adelaide. L’azienda, leader nel settore, è l’unico centro accreditato in Piemonte per il ginocchio bionico Genium X4.
Matteo Cattini, nato a Mantova nel 1984, ha perso la gamba sinistra a causa di un incidente in moto nel 2008. Tra i grandi risultati raggiunti nella sua carriera di atleta paralimpico, si annoverano le 10 medaglie d’oro vinte ai Campionati Italiani di Para Powerlifting: “Subire un incidente del genere a 23 anni è altamente traumatico non solo a livello fisico, ma anche mentale. Non ci sono ricette miracolose, ma per quanto mi riguarda, potuto contare sulla famiglia, gli amici veri e la mia fortissima voglia di continuare a vivere. Mi sono avvicinato al mondo delle palestre inizialmente per un recupero muscolare, poi si è trasformata in una grande passione e l’attività principale del mio tempo libero. Partecipare ai Giochi Paralimpici è il sogno e obiettivo finale di ogni atleta. Il Para Powerlifting è probabilmente una delle discipline in cui è più difficile qualificarsi, di conseguenza è stato un motivo di grande orgoglio per me, anche perché insieme a Martina Barbierato sono stato il primo atleta italiano di Pesistica ai Giochi Paralimpici. Da qualche anno sono dipendente e tecnico della Federazione Italiana Pesistica, dopo 12 anni di nazionale come atleta, e collaboro attivamente con Ottobock che mi ha permesso di essere qui con voi oggi. Ringrazio il Politecnico di Torino e l’Officina Ortopedica Maria Adelaide per avermi invitato a questa lezione, spero che sempre più studenti e tecnici si avvicinino al tema delle protesi bioniche, che senza esagerazioni, oggi rappresentano lo strumento che più di tutti ci permette di avere una vita ‘normale’”.
Anche quest’anno la lezione ha rappresentato un’importante occasione per gli studenti e le studentesse del Politecnico di Torino per approfondire il legame tra ricerca, tecnologia avanzata e miglioramento della qualità della vita. Durante l’incontro, l’Officina Ortopedica Maria Adelaide ha presentato anche la mano bionica Zeus, un esempio di avanguardia tecnologica nel campo delle protesi funzionali che gli studenti hanno avuto modo di provare grazie ad un simulatore.
Da diversi anni l’Officina Ortopedica Maria Adelaide condivide la sua esperienza nel campo delle protesi all’interno dell’insegnamento di Bioingegneria Meccanica di cui la professoressa Cristina Bignardi, del Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale–DIMEAS, è titolare. “Dall’inizio degli anni ’90 collaboro con l’Officina Ortopedica Maria Adelaide nell’ambito di progetti sia didattici sia di ricerca” – dichiara la prof.ssa Bignardi – “L’evoluzione delle protesi per amputati, sia di arto inferiore sia di arto superiore, è rapida e continua. Grazie all’intervento del dottor Roberto Ariagno ogni anno riesco ad offrire ai miei studenti quanto di più aggiornato ci sia su questo tema. I giovani hanno inoltre l’opportunità di vedere dal vivo come funzionano le mani mioelettriche, dove i movimenti articolari delle dita sono azionati dall’attività elettrica di gruppi muscolari residui nel moncone, e di confrontarsi con portatori di protesi, spesso giovani, che li coinvolgono emotivamente raccontando la loro esperienza. In ultimo l’intervento del dottor Ariagno ha anche lo scopo di illustrare uno dei contesti lavorativi dove la competenza dell’Ingegnere Biomedico costituisce un valore aggiunto”.
L’incontro ha suscitato grande interesse tra gli studenti, che hanno potuto interagire direttamente con l’atleta e osservare da vicino sistemi protesici all’avanguardia.
Roberto Ariagno, direttore Officina Ortopedica Maria Adelaide: “Sono molto contento di continuare questa collaborazione con il Politecnico di Torino. Ringrazio la Professoressa Bignardi per la bella opportunità. Da diversi anni offriamo a numerosi studenti la possibilità di svolgere tirocini e stage formativi presso di noi, favorendo così un dialogo costante tra il mondo accademico e quello privato. Ringrazio tanto Matteo, che ha voluto essere presente per condividere la sua vita con tutti noi. È stato molto bello ascoltarlo, la sua testimonianza mostra come e in che modo si devono abbattere le barriere”.
Con questa iniziativa, il Politecnico di Torino conferma il proprio impegno a promuovere un dialogo tra ricerca, innovazione e inclusione sociale, offrendo ai giovani ingegneri esempi concreti di come la tecnologia possa migliorare la vita delle persone.




