CALO ATLETICO E STERILITA’ OFFENSIVA CAMPANELLI D’ALLARME
Il popolo doriano, che ha superato i 20300 abbonamenti – riscontro record per la cadetteria – sono usciti dal Ferraris con lo sguardo perplesso e ua delusione irrefrenabile. La loro creatura, opposta ad un Modena abbastanza competitivo ma non certo inarrestabile – ha illuso per un quarto d’ora, quello iniziale, nella quale è parsa una squadra da primi posti, poi ha offerto una prestazione decorosa per un’ulteriore mezzora, ma nella ripresa ha denunciato un calo vistoso e progressivo dimostrando di essere atleticamente ancora lontana dal “top”.
Donati conferma l’undici iniziale della Spezia con un unica novità, Cherubini al posto dell’impresentabile Sekulov. Tre i difensori, i solo in oganico, e in avanti alle spalle di Coda opera un inedito tridente, composto dalla new’entri Cherubini, Henderson e Benedetti. L’avvio è fuoco e fiamme, con i blucerchiati che corrono come spie e si trovano con relativa facilità. Fiooccano le mezze occasioni da gol, che Henderson, due volte Benedetti e Coda hanno il torto di non capitalizzarle, ma sino all’intervallo l’undici di pericolosità parla nettamente a favore dei padroni di casa, i quali in retrovia controllano agevolmente la prima linea gialloblù, alquanto evanescente.
Così se escludiamo un paio di sassate dalla distanza uscite di un soffio, gli uomini dell’ex Sottil non si affacciano mai nei pressi di Ghidotti pur provando qualche spunto, in specie sulla fascia sinistra con il genovese Zampano. I giudizi all’intervallo tendono alla positività. Rispetto all’anno precedente, la Samp appare più strutturata, armonica e anche dinamica, anche se in avanti non tutto funziona a meraviglia. Cherubini offre in avvio una serie di giocate di alta cuola, ma poi si spegne come uno zolfanello e finirà presto nell’anonimato. Così così Benedetti e Henderson, mentre la mediana soffre solo sulle palle alte per mancanza di centimetri e la retroguardia se la cava senza spasimi.
La prima fetta di ripresa non sposta gli equilibri tra due squadre che cercano di giocarsela senza risparmiarsi, ma sono parimenti sterili, quasi inesistenti in prima linea. Coda e Cherubini reggono sino all’ora di gioco, poi si arrendono alla stanchezza, ma saranno rimpianti, I loro sostituti, Cuni e Pafundi, non incanteranno, Il trottolino ex udinese, dopo una discesa applaudita in spazi larghi, sprisce dal campo, mentre la prima punta ribadisce i suoi antichi limiti in zona gol. La prima linea emiliana è zero sicché la gara pare avviarsi verso il più placido dei pari in bianco.
Non è d’accordo con questa previsione il sontuoso centrocampista Santoro, motorino inesauribile, che al al 74′ riceve palla da Magnino, si accorge che nessun doriano gli corre incontro per chiuderlo e inventa dai venti metri una bordata da applausi: palla all’incrocio, imprendibile per qualsiasi portiere. La Samp accusa il colpo. Pedrola e Abilgaard, appena subentrati a Benedetti e Ferri (il più stremato del gruppo), vengono raggiunti in campo dall’oggtto misterioso Victor Narro, ennesimo trottolino privo della fisicità necessaria in cadetteria.
Nessuno di loro si coprirà di gloria se eccettuiamo Se Pedrola, che con uno spunto personale si guadagna una punizione dal limite, ma Pafundi la spedisce nella Nord. Corre l’87’, tre minuti prima della condanna definitiva, giunta con un contropiede ficcante concluso a centro area dall’ex genoano Zanimacchia con una semplicissima inzuccata,. Il 2-0 finale è un castigo esagerato per la Samp, che però alla distanza si è sfarinata mostrando limiti di tenuta e soprattutto un’evanescenza totale negli ultimi sedici metri. Da rivedere anche il centrocampo, più abile a tamponare che a creare gioco.
La sconfitta, amara finché si vuole, potrebbe rivelarsi utile se la dirigenza avrà compreso che nella manciata di giorni rimanenti di mercato occorrerà rinforzare non soltanto la terza linea – numericamente troppo esigua ma non fallimentare negli attuali interpreti – bensì una prima linea che, appena Coda finisce la benzina, non dispone di uno straccio di potenziale goleador.
PIERLUIGI GAMBINO